Natisone, vigile del fuoco 'ho salutato i miei figli e mi sono buttato'

Hlede provò a salvare i 3 giovani: 'Condizioni critiche, mai viste in 30 anni'

(ANSA) - TRIESTE, 16 LUG - "Sono arrivato al limite del fiume, mi sono legato, ho salutato i miei figli e ho cercato di salvare quelli degli altri, gettandomi in acqua". E' la testimonianza di Alex Hlede, il vigile del fuoco che il 31 maggio 2024 si tuffò nel Natisone nel tentativo di salvare Patrizia Cormos, Bianca Doros e Cristian Molnar, travolti dalla piena del fiume mentre si trovavano sotto il Ponte Romano di Premariacco (Udine). Oggi Hlede ha parlato in aula a Udine nel corso di una nuova udienza del processo per la morte dei tre giovani. "La corrente era fortissima, con tronchi e rami che mi passavano accanto", ha ricostruito Hlede, come riporta il Messaggero Veneto online. "Le condizioni erano critiche, mai viste di quella tipologia in trent'anni anni di servizio. Nutrivo comunque la speranza di poter raggiungere i ragazzi". Mente raccontava quei minuti, il vigile del fuoco si è interrotto per l'emozione: "Ero in acqua - ha poi proseguito - e quando le forze cominciavano a cedere mi sono girato e ho intravisto i ragazzi. Sono rimasto pietrificato: lì ho capito che non sarei mai riuscito a raggiungerli, avevano l'acqua fino al bacino. L'innalzamento è stato molto rapido". Hlede quel giorno era l'unico abilitato a entrare in acqua in quelle condizioni estreme e ha deciso di raggiungere la sponda per tentare un salvataggio d'emergenza. Nel procedimento sono imputati per omicidio colposo tre vigili del fuoco e un infermiere della Sores. L'accusa contesta ai vigili del fuoco di non aver attivato immediatamente il servizio di elisoccorso della Sores, facendo invece alzare in volo il velivolo del 115 Drago da Venezia, che considerata la distanza non sarebbe arrivato in tempo. Contestate anche le modalità di comunicazione tra le varie sale operative: l'operatore della Sores avrebbe dovuto usare la linea di emergenza, che attiva una sirena alla base degli elicotteri, anziché una linea telefonica ordinaria. (ANSA).

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