Malasanità, oltre mezzo milione di euro di risarcimento ad una 76enne bolzanina

Aveva i sintomi di un'infezione ma medici non se ne accorsero e la donna peggiorò

(ANSA) - BOLZANO, 03 LUG - Oltre mezzo milione di euro. È il risarcimento ottenuto da una 76enne bolzanina a seguito di un caso di malasanità che, in ambito civile, si è protratto per ben tre gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha messo un punto definitivo alla dolorosa vicenda accogliendo le tesi dei legali fiduciari di Giesse Risarcimento Danni, società a cui la donna si è rivolta per far valere i suoi diritti. Il lungo e complesso iter clinico comincia nel 2010 e finisce nel 2019. In questo periodo la donna si sottopone a molteplici interventi chirurgici alla colonna vertebrale nel reparto di Neurochirurgia dell'ospedale di Bolzano ma è nel 2012 che inizia l'incubo. Tutti i sintomi lamentati dalla paziente indirizzano infatti verso l'esistenza di un'infezione che deve essere trattata immediatamente. I medici non se ne accorgono e le sue condizioni di salute peggiorano. "La mancanza di una diagnosi corretta e puntuale è stata definita dal collegio dei consulenti d'ufficio un errore inescusabile - spiega in una nota Maurizio Cibien, di Giesse - Soltanto nel 2014, al sesto intervento chirurgico, viene finalmente disposto un esame per coltura da cui emerge la presenza di un'infezione multi-batterica. Ormai, però, è troppo tardi". A quel punto viene impostata una terapia antibiotica mirata. La paziente esce dall'ospedale guarita dall'infezione ma con gravi difficoltà motorie ed è per lei impossibile, tutt'oggi, camminare senza stampelle o deambulatore. "In definitiva, quindi, lungo tutta la vicenda gli elementi a disposizione dei medici curanti erano chiari e costanti nell'indicare l'esistenza di un'infezione, della sua progressione e delle lesioni che stava provocando - scrivono i ctu - La mancanza di una diagnosi tempestiva e conseguentemente di una terapia appropriata dev'essere considerato un errore professionale medico, che ha avuto un ruolo causale nell'evoluzione della patologia". L'Azienda sanitaria della Provincia autonoma di Bolzano, insieme all'Uniqa Österreich Versicherungen Ag, ha appellato sia la sentenza di primo grado, sia la seconda, chiedendo anche, ma invano, la rinnovazione della ctu. "Siamo soddisfatti che anche la Suprema Corte di Cassazione abbia pienamente accolto le nostre tesi - conclude Cibien, di Giesse - Abbiamo portato avanti questo percorso con la ferma consapevolezza della solidità delle nostre argomentazioni, mossi dall'unico obiettivo di far emergere la verità su questo caso di malpractice sanitaria. La costanza nel non accettare compromessi inadeguati ci ha dato ragione: aver perseverato nel far valere le nostre ragioni ha permesso di ottenere un risarcimento che supera del doppio l'offerta inizialmente formulata dall'azienda sanitaria". (ANSA).

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