Madrid vara la prima strategia contro la solitudine

Il ministro per i Diritti Sociali: 'E' un problema sociale non uno stigma'

(ANSA) - MADRID, 24 FEB - Oggi la Spagna ha fatto un importante passo avanti nella lotta contro la solitudine non desiderata, un fenomeno che colpisce circa 1 persona su 5 nel Paese. Sebbene venga spesso associata agli anziani, un Barometro del 2024 ha rilevato che è proprio tra i giovani dai 18 ai 24 anni che si annida il tasso più elevato di percezione della solitudine: il 35% di questa fascia di età vive questo problema, con due su tre giovani che lo soffrono da più di due anni. Mentre nella fascia degli 'upper' settantenni, la percentuale scende al 20%. Un dato che evidenzia l'esigenza di intervenire per combattere l'isolamento sociale, come ha sottolineato il ministro per i Diritti Sociali, Pablo Bustinduy, nell'illustrare oggi, nella conferenza stampa successiva al Cdm, la Strategia Nazionale approvata dal governo progressista di Pedro Sanchez, per combattere la solitudine non desiderata (2026-2030). Un piano trasversale che coinvolge una dozzina di ministeri, comunità autonome, enti locali e Terzo Settore, per promuovere la coesione sociale. "La solitudine non è solo un problema individuale, ma una sfida sociale che dobbiamo combattere assieme", ha evidenziato Bustinduy, della sinistra Sumar, alleata del Psoe nell'esecutivo di coalizione. Il piano, volto a incidere sulle condizioni che provocano la cronicizzazione e l'aggravamento dell'esperienza della solitudine indesiderata, si inserisce in un contesto globale, ha segnalato il ministro. Madrid segue infatti la scia del Giappone, che ha creato un ministero dedicato alla solitudine, e del Regno Unito, che ha deciso di affrontare il fenomeno come un problema di salute pubblica. La nuova strategia punta a creare una rete di supporto sociale a livello nazionale, con l'obiettivo di garantire che ogni cittadino - sia giovane che anziano - possa trovare il supporto di cui ha bisogno. Tra le misure previste, la rilevazione precoce della solitudine attraverso i medici di base, i sistemi sanitario, educativo e i servizi sociali. La creazione di una rete di supporto comunitario, che aiuti a integrare chi vive in isolamento - nelle aree rurali o urbane - con politiche di inclusione basate sulla prossimità, sulla partecipazione inter-generazionale e la creazione di spazi pubblici inclusivi, per favorire la coesione, promuovere la solidarietà e abbattere le barriere sociali. "Il nostro modello di convivenza, che si oppone a quello individualista dell'ultraliberismo, è una società interdipendente, dove ognuno riconosca che ha bisogno dell'altro per vivere", ha rilevato Bustinduy. "Una società dove nessuno venga lasciato solo", ha concluso. (ANSA).

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia