Keoghan, rappresento gli uomini anche nella loro vulnerabilità

In sala a dicembre con Butterfly Jam, ora gira i biopic sui Beatles dove è Ringo Starr

(di Francesca Pierleoni) (ANSA) - ROMA, 07 NOV - Ci sono voluti meno di dieci anni all'irlandese Barry Keoghan, classe 1992, a diventare uno degli attori di riferimento della sua generazione, da Il sacrificio del cervo sacro a Dunkirk, da Gli spiriti dell'isola (per cui ha ottenuto una nomination agli Oscar e ha vinto il Bafta) a Saltburn. Un percorso di personaggi complessi e sorprendenti, alternando (e a volte unendo) cineasti con visioni coraggiose e blockbuster che l'ha portato anche a conquistare il ruolo di Ringo Starr in The Beatles - A Four-Film Cinematic Event, i quattro film sui Fab Four diretti da Sam Mendes, che sta attualmente girando. Il ritorno nelle sale più prossimo però è con Butterfly Jam, l'intenso dramma famigliare di Kantemir Balagov, talentuoso regista russo di origine cabarda, che ha lasciato il suo Paese dopo l'invasione dell'Ucraina. Il film che ha aperto la Quinzaine des Cinéastes all'ultimo Festival di Cannes è in arrivo in sala dal 3 dicembre con Europictures. "Kantemir è una leggenda, vedendo La ragazza d'autunno (vincitore di numerosi premi, ndr) si può capire perché qualsiasi attore sognerebbe di lavorare con lui - spiega Keoghan all'ANSA -. Poi è giovane, ha una visione e una conoscenza incredibili, e un rapporto con il cinema che trovo davvero affascinante. Lui cerca la verità, il coinvolgimento assoluto, Mi piacerebbe lavorare di nuovo insieme". Nella storia, ambientata nella comunità circassa a Newark in New Jersey, Keoghan è Azik, padre sognatore, immaturo, amorevole, istintivo e irrefrenabile di Temir, detto Pyteh (Talha Akdogan), un sedicenne introspettivo che divide le proprie giornate tra gli allenamenti di lotta libera, sport per il quale ha un grande talento, e il ristorante di famiglia, tenuto in piedi, nonostante le crescenti difficoltà economiche, soprattutto da Zalya (Riley Keough), sorella di Azik. Pyteh, pur vedendo i difetti del padre, ha per lui un amore infinito. Quando la violenza si abbatte sulla sua famiglia, il 16enne si troverà a dover decidere se stravolgere la propria vita per compiere una vendetta. Nel racconto è coinvolta, in un modo da scoprire, anche Monica Bellucci: "E' stata un'altra delle idee geniali di Kantemir - commenta Keoghan - io ne sono stato entusiasta". Azik entra di diritto nella galleria di uomini alle prese anche con la propria vulnerabilità, tratteggiata dall'attore. "Sono cresciuto circondato da donne: mia nonna, mia sorella e mia zia si sono prese cura di me da quando avevo 10 o 11 anni - spiega l'interprete di Saltburn, che ha perso a 12 anni la madre -. Mia nonna, in particolare, era una donna molto tenace: ti diceva cose tipo 'dai, smettila di piangere, vai in palestra a fare boxe, lamentarsi non serve'. Un approccio molto semplice, ma che rivela una forza incredibile; ha cresciuto dieci figli, il che, per me, supera qualsiasi impresa maschile". Essere cresciuto "con queste tre figure femminili mi ha permesso di entrare in contatto con quella parte di me che spesso, nella nostra società, viene negata agli uomini. Si pensa ancora che un uomo non debba mostrare emozioni, o che non debba parlare quando ha paura o ha bisogno di aiuto, ma non è affatto così. Per fortuna, le cose stanno cambiando: io stesso seguo un percorso di terapia, ed è stata la cosa migliore che abbia mai fatto" perché " "sento che lascia davvero il segno. Per questo, quando recito, cerco di portare sullo schermo una verità autentica. Non voglio fare prediche, né spingere per forza gli uomini ad andare in terapia; voglio solo che il pubblico percepisca la verità in ciò che mostro. È così che mi comporto come uomo: se provo un'emozione, la esprimo; se sento il bisogno di parlare, parlo. Credo che quella sorta di facciata da 'duro' alimentata dall'immagine dei classici protagonisti maschili dei film, che non mostrano mai un briciolo di emozione possa essere, a volte, dannosa per le generazioni più giovani". Venendo agli straordinari registi con cui ha lavorato, come Yorgos Lanthimos, Christopher Nolan, Emerald Fennell, Andrea Arnold, Martin McDonagh, Chloé Zhao e ora Sam Mendes, "credo che se desideri qualcosa, le opportunità non ti arrivino necessariamente già pronte davanti, ma che tu possa coglierle quando si presentano - sottolinea -. Quando avevo 17 o 18 anni, ho scritto online una lista di registi con cui avrei voluto lavorare e sono già riuscito a collaborare con otto o nove di loro. E' la dimostrazione di quanto contino la fiducia in se stessi e la perseveranza. L'ho detto anche agli studenti nell'incontro a Roma (nella masterclass tenuta ad Alice nella città, ndr), è fondamentale non lasciare che nessuno smorzi il tuo sogno". (ANSA).

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