Il sartoriale 'nostalgico' di Soshi Otsuki in passerella a Pitti Uomo

(di Beatrice Campani) (ANSA) - ROMA, 15 GEN - "Sono trascorsi quindici anni da quando ho provato per ben quattro volte a partecipare a un concorso di moda in Italia, che alla fine non ho mai vinto. In quel momento ho pensato che le cupe atmosfere del Giappone mal si adattassero a un cielo luminoso come quello italiano, e ho messo da parte l'idea. Adesso, oltre un decennio più tardi, è per me un grande onore poter sfilare a Firenze". A parlare è lo stilista giapponese Soshi Otsuki, classe 1990, ospite speciale di Pitti Uomo 109 con una sfilata, andata in scena questo pomeriggio al refettorio di Santa Maria Novella. Da quindici anni a questa parte c'è però stata un'evoluzione stilistica, non si può definire certamente cupo il suo tailoring maschile, semmai nostalgico. La collezione Autunno/Inverno 2026 del marchio che porta il suo nome, Soshiotsuki, fondato nel 2021 e premiato nel 2025 con l'Lvmh prize per i giovani designers, si concentra sulla manipolazione dei dettagli sartoriali e sul rapporto che questi creano con il corpo. Il percorso creativo parte da una domanda che lo stilista si è posto: perché proviamo un senso di nostalgia per epoche che non abbiamo mai vissuto? Dunque Otsuki, che ha frequentato il Bunka fashion college ma non ha avuto una formazione specifica nel tailoring, ha voluto fare un omaggio all'Italia, definita "la patria spirituale della sartoria", per reinterpretare i classici del guardaroba uomo attraverso una lente personale. Sono tanti i riferimenti a tecniche del passato, ritenute preziose, ma anche allo stile classico da uomo con eleganti e classici completi dal fit abbondante, tipicamente anni Ottanta. Il riferimento è agli anni del 'baburu keiki' (la bolla economica giapponese di metà anni '80), quando a Tokyo gli uomini vestivano Armani, vestivano italiano. Ma il designer giapponese ha voluto aggiungere qualche dettaglio speciale. I revers a lancia e le punte dei colletti delle camicie vengono arricciati artificialmente grazie alla tecnica della lavorazione del ferro, introducendo un sottile senso di movimento in strutture altrimenti statiche. Le precise camicie Oxford sono costruite in sbieco, enfatizzando intenzionalmente il drappeggio che appare quando si infila il capo nei pantaloni. La camicia bianca è cucita al pantalone, trasformando l'ensemble in una tuta. Sempre impeccabile la costruzione dei capi, evocando proprio quella precisione sartoriale tipica degli abiti della moda italiana anni Ottanta. In questa stagione lo stilista ha anche voluto esplorare la sartorialità attraverso molteplici collaborazioni, tra cui quella con Asics Sportstyle, per alcuni capi da abbinare ai look (tra cui la felpa in velluto). Quello di Otsuki è un Made in Japan filtrato dal concetto di Made in Italy, che però viene ispirato dalle classiche arti performative del Giappone, tradotte in moda grazie alle tecniche sartoriali e artigianali, ponendo massima cura nei minimi dettagli. (ANSA).
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








