Giudici genovesi negano estradizione ex dirigente, in Russia rischia persecuzione

Accusato di corruzione a San Pietroburgo

(ANSA) - GENOVA, 20 MAG - La corte d'appello di Genova ha negato l'estradizione in Russia per Aleksandr Klimov, ex vice direttore generale di Mostotrest (ente stradale di San Pietroburgo), accusato di corruzione. Secondo la giudice Milena Catalano, se l'ex funzionario venisse estradato verrebbe "sottoposto ad atti persecutori o atti che possano ledere i suoi diritti fondamentali". Klimov, difeso dall'avvocato Fabio Panariello, è stato arrestato a Rapallo il 2 maggio. Il suo nome ha fatto scattare l'alert visto che la corte di Krasnogvardeiskiy, distretto di San Pietroburgo, ha emesso un mandato di cattura internazionale. In Russia, l'uomo è accusato di corruzione, reato commesso dal 7 marzo 2019 al 13 settembre 2023 perché, in qualità di "vice direttore generale dell'istituzione di bilancio dello stato "Mostotrest" avrebbe agito per motivi egoistici in quanto membro di un gruppo organizzato, previo consenso di un altro complice non identificato, avrebbe abusato intenzionalmente della sua posizione d'ufficio, chiedendo ai dipendenti di dargli sistematicamente e mensilmente denaro come tangente per il patrocinio generale nel servizio". Interrogato in Italia, l'ex dirigente ha spiegato che le accuse gli sono state mosse "solo dopo avere lasciato la Russia per coprire le mancanze del fratello dell'ex ministro che lo accusa" e che si tratta "di una persecuzione politica perché ha deciso di andarsene". L'avvocato ha dimostrato che Klimov è un cittadino comunitario visto che ha anche nazionalità polacca dove risiede insieme alla moglie e ai figli. Secondo la giudice "sotto il profilo del rispetto dei diritti fondamentali dell'estradando da parte della Federazione Russa la posizione di quest'ultima presenta aspetti di indubbia criticità a seguito della sua estromissione dal Consiglio d'Europa". Inoltre, la Russia si è ritirata dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo con "la conseguenza che non è più soggetta alla giurisdizione della Corte istituita dalla Cedu né è più tenuta a rispettare i relativi principi fra cui il diritto fondamentale ad un equo processo e il divieto di trattamenti inumani e degradanti". (ANSA).

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