False offerte di lavoro on line, perquisizioni della polizia di Venezia

(ANSA) - VENEZIA, 01 AGO - La Polizia di Venezia, coordinata dalla Procura lagunare, ha eseguito perquisizioni e sequestri sgominando una fitta rete criminale specializzata nelle frodi informatiche, con lo schema "task scam" (la "truffa dei like") e nel riciclaggio del denaro illecitamente incassato. L'indagine, condotta dalla Sezione Operativa del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale per il Veneto, ha preso il via dalla denuncia di un veneziano, attirato da proposte di lavoro flessibile e altamente remunerativo, arrivate tramite messaggistica istantanea WhatsApp e Telegram o sui social network. Le indagini hanno però svelato una tecnica manipolatoria particolarmente raffinata, articolata in più fasi. Alla vittima è stato proposto di eseguire passaggi semplici, come mettere "mi piace" a video di piattaforme famose, recensire hotel o canali social, promettendo piccoli compensi (da 2 a 5 euro per ciascun "task"). Per agganciare la vittima, l'organizzazione accreditava realmente i primi guadagni (poche decine di euro) direttamente sui conti del malcapitato. Una volta conquistata la fiducia, la vittima veniva inserita in gruppi Telegram riservati e invitata a effettuare depositi di denaro, apparentemente per sbloccare mansioni più remunerative o per investire in criptovalute. Quando le somme versate diventavano consistenti, dell'ordine di migliaia di euro, i truffatori congelavano i conti virtuali sulla falsa piattaforma, pretendendo ulteriori pagamenti sotto forma di sanzioni, tasse di sblocco o commissioni, per poi sparire nel nulla una volta esaurita la capacità finanziaria della vittima. L'attività investigativa della Polizia Postale si è concentrata sulla complessa rete di conti correnti, utilizzati per occultare il denaro sottratto, spesso frazionato e trasferito all'estero per ostacolarne la tracciabilità. Grazie alle analisi informatiche e finanziarie, gli investigatori sono riusciti a risalire alla filiera dei prestanome e dei promotori della frode. Il quadro probatorio raccolto ha permesso alla Procura veneziana di emettere 7 decreti di perquisizione locale, personale e informatica su tutto il territorio nazionale. L'attività ha permesso di confermare il quadro accusatorio riscontrando la titolarità dei conti correnti su cui venivano versati i proventi della truffa e di sequestrare titoli di credito e documentazione bancaria. (ANSA).
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








