Duecentomila mattoni lungo il Po, per ricostruire il campanile di San Marco

Il 14 luglio 1902 crollava il 'Paron de Casa'. 124 anni dopo ricostruito il tragitto

(ANSA) - VENEZIA, 13 LUG - Dalla provincia di Parma, lungo il Po, per ricostruire il campanile di San Marco. Il 14 luglio 1902 il simbolo di Venezia crollò su se stesso, sollevando una nube di polvere e cancellando in pochi istanti più di mille anni di storia. 124 anni dopo il cedimento, il progetto "El Paron de Casa" (elparondecasa.net), lanciato dal veneziano Vittorio Baroni, riporta alla luce un curioso aneddoto sulla ricostruzione del campanile, guidata dal motto "Com'era, dov'era". Si deve infatti alla fornace Pizzi di Gramignazzo, frazione di Sissa Trecasali (Parma), la realizzazione di circa 203mila mattoni impastati con l'argilla delle golene del Taro e la sabbia del Po. I laterizi, seguendo la corrente del grande fiume, giungevano in laguna e infine in piazza San Marco. La fornace riuscì a riprodurre mattoni con colore e formato così simili a quelli originali da poterli integrare senza che si notasse la differenza. Si calcola che i laterizi provenienti dall'Emilia siano circa un sesto del totale (1,2 milioni). La scoperta si deve alla collaborazione con il Comune di Sissa Trecasali e in particolare con la vicesindaca Tiziana Tridente. "È stata lei a suggerirmi di approfondire questo aspetto legato al territorio parmense - spiega Baroni -. La ricostruzione del campanile coincise nel 1900 con la nascita a Venezia della Società di Navigazione Fluviale e nel 1906 a Mantova la Società Mantovana Barcai". L'impiego di rimorchiatori a vapore, cioè, consentiva il trasporto delle merci in maniera più agevole; in cambio i barcaroli emiliani ricevevano quintali di carbone. "Venezia ne era ricca - ricorda Baroni -. I due punti principali di rifornimento erano Santa Marta e l'area dei Gasometri a San Francesco della Vigna". "Con il progetto 'El Paron de Casa' (Il Padrone di casa, ndr) - aggiunge l'autore - ci piacerebbe portare in Emilia-Romagna la nostra mostra sul campanile di San Marco assieme alle opere realizzate con i resti del campanile dallo scultore veneziano Giorgio Bortoli, che fu tra i primi a recuperare i mattoni dal fondale antistante San Nicolò, al Lido di Venezia, dove erano stati scaricati". "Il legame che unisce il nostro territorio e Venezia è attestato da più di un secolo - conclude Tridente -. Ringrazio il progetto El Paron de Casa per aver accettato la sfida di valorizzare la Fornace Pizzi di Gramignazzo". (ANSA).

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