Con la primavera anticipata, due settimane in più di crescita per le conifere

(ANSA) - VENEZIA, 18 FEB - Il riscaldamento climatico sta modificando il calendario biologico delle piante, specie nelle regioni montane. Tuttavia, non tutte le fasi della crescita vegetale rispondono allo stesso modo. Uno studio condotto sulle principali conifere delle Alpi mostra che l'avvio del processo che produce nuovo legno si è effettivamente anticipato negli ultimi 200 anni, ma in misura più moderata rispetto a quanto osservato per foglie e fiori. Lo studio pubblicato sulla rivista Global Change Biology è stata condotto dal Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali dell'Università di Padova con l'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Bologna, coordinato da Marco Carrer del TeSAF. "Invece di monitorare direttamente la crescita annuale, operazione impossibile da portare avanti su archi temporali molto estesi, - rileva Carrer - abbiamo adottato un approccio retrospettivo. Studiando gli anelli ci siamo concentrati sui cosiddetti 'anelli da gelo', piccole cicatrici nel legno causate da improvvisi abbassamenti di temperatura durante la fase attiva di crescita, che però ci confermano che l'albero stava crescendo". "Analizzando oltre 4.000 individui di larice, pino cembro e abete rosso nelle Dolomiti e, confrontando i loro anelli da gelo con lunghe serie storiche di temperature giornaliere (dal 1774 al 2020), abbiamo ricostruito il momento in cui gli alberi avevano iniziato a crescere. Momento che si è anticipato di circa 7 giorni ogni 100 anni" dice Michele Brunetti dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e Clima del CNR di Bologna. "Si è trattato - spiega Eugenia Mantovani, prima autrice e dottoranda presso la Scuola di Dottorato LERH del TeSA-di individuare le ondate di gelo del passato in grado di produrre danni nei nostri boschi, gelate occorse tendenzialmente tra maggio e giugno, quando gli alberi avevano già cominciato a crescere. Sono gli stessi eventi in grado di causare danni ingenti alle colture agricole". La schiusura delle gemme e le fasi di fioritura si sono anticipate in misura molto maggiore, anche di oltre un mese negli ultimi due secoli. Questo evidenzia come le risposte al cambiamento climatico possano essere molto complesse e differenziate anche tra diverse parti dello stesso individuo. Poiché l'accrescimento legnoso è strettamente legato alla capacità delle foreste di assorbire carbonio, questi risultati forniscono nuove informazioni utili per migliorare i modelli globali della vegetazione e rendere più accurate le previsioni sulla risposta degli ecosistemi forestali al cambiamento climatico. (ANSA).
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








