Amatrice, sindaco: "Possibile far rivivere la città, ma cantieri a singhiozzo per problemi ditte"

Da qualche giorno una striscia di asfalto di seicento metri ha resuscitato un percorso morto da dieci anni ad Amatrice: Corso Umberto I adesso è una linea di bitume e basta, ma almeno ora c'è, e squarcia il centro storico. Qui ci sono solo cantieri, polvere, impalcature, rovine e da dieci anni sono sempre le 3 e 36, come indica l'orologio della torre civica, l'unica rimasta in piedi dopo il terremoto del 24 agosto 2016, in cui morirono 299 persone nei borghi dell'Appennino, comprese Arquata del Tronto e Accumoli. L'attuale sindaco Giorgio Cortellesi, che quella notte di dieci anni fa ritrovò i figli vivi per miracolo dopo il crollo della sua abitazione, gira per le strade del centro storico, dove alzando gli occhi c'è il valzer di gru che si muovono: "È possibile far rivivere la città anche se i cantieri vanno a singhiozzo per problemi con le ditte". "Qui - dice il sindaco - il 20% delle persone sono seguite dai servizi di assistenza perché si isolano e faticano ad uscire".

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