Il femminicidio di Tania, la famiglia promette battaglia: «Vogliamo sapere se si poteva salvare»
I parenti di Tania Terrin, strangolata dall’ex fidanzato Dino Keber nel suo appartamento a Camponogara, attraverso il proprio legale chiedono i documenti legati alla denuncia e il dissequestro dell’appartamento

«Chiederemo alla Procura della Repubblica il dissequestro dell’appartamento in cui viveva Tania Terrin a Camponogara. Stiamo acquisendo documentazione per agire legalmente sotto il profilo del processo civile, vogliamo appurare cioè se tutto il possibile era stato fatto dalle competenti autorità di sicurezza pubblica e sanitarie per scongiurare la morte di Tania».
A dirlo è Massimo Pavan, l’avvocato della famiglia Terrin, a oltre un mese e mezzo di distanza dalla morte della 39enne strangolata dall’ex fidanzato, il 43enne Dino Keber, nel suo appartamento di Camponogara. L’uomo poi si è impiccato nella sua abitazione in via Stradona a Sambruson di Dolo. Sulla vicenda emergono antefatti inquietanti.
«Premesso che», sottolinea l’avvocato, «dal punto di vista penale il procedimento si estingue con la morte del reo, il nostro intento resta quello di far chiarezza se tutto abbia funzionato o no sotto il profilo dei servizi e delle istituzioni di controllo. Per questo abbiamo chiesto di acquisire la documentazione relativa alla denuncia fatta in aprile quando Keber aveva tentato di strangolare Tania. Emerge poi che in quell’occasione sia stato lo stesso Keber a portare la ex aggredita in ospedale e che, visto lo stato di agitazione in cui si trovava, era stato anche trattenuto e gli erano stati dati anche dei farmaci».
Per la famiglia, soprattutto per la mamma di Tania, Marinella Forner (colpita tra l’altro, qualche settimana dopo, anche dalla morte del papà di Tania, Giancarlo a 68 anni), è importante fare chiarezza. I quesiti che si pone la famiglia sono chiari: la Procura poteva agire in modo diverso con provvedimenti più efficaci per fermare l’assassinio di Tania? Dopo le denunce fatte e l’aggressione subita dalla donna, i provvedimenti presi erano sufficienti?
Poi c’è l’aspetto legato alla salute mentale dell’ex fidanzato: la sua famiglia ha denunciato come l’uomo, che lavorava come meccanico per auto in proprio, si rendesse conto di non avere il controllo su se stesso. Era in cura da tempo al centro di salute mentale di Dolo e nel corso della scorsa estate aveva tentato pure di farsi ricoverare senza successo in strutture private per la cura della malattia mentale.
«Stiamo attendendo», conclude Pavan, «anche i i referti ufficiali dell’autopsia sul corpo di Tania, che dovranno appurare con certezza le cause del decesso, anche se ci sono pochi dubbi su come le cose siano andate». La morte di Tania, dopo quella di Giulia Cecchettin, ha rappresentato uno spartiacque nella presa di coscienza e sensibilità collettiva sulla questione del contrasto alla violenza di genere nel comprensorio e anche a livello nazionale.
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