Zanon riconfermato alla Camera di Commercio: «Porto Marghera e transizione verde, serve una visione»
Massimo Zanon, rieletto presidente della Camera di Commercio di Venezia e Rovigo, traccia le priorità del nuovo mandato: sostegno alle imprese, Zona logistica semplificata, transizione ecologica a Porto Marghera, turismo sostenibile e futuro delle spiagge

Massimo Zanon, 66 anni, da pochi giorni riconfermato presidente della Camera di Commercio di Venezia e Rovigo per il quinquennio 2026 - 2031. Iniziamo dal mandato appena concluso: di che cosa va più orgoglioso?
«Lo spirito di squadra della Camera di Commercio e del suo consiglio nel sostenere le imprese. Abbiamo cercato di essere presenti sempre: in tutte le occasioni e in tutto il territorio cercando di recepire le indicazioni che dai territori, rispetto alle esigenze delle imprese, ci sono arrivate. Non è stata una Camera veneziano-centrica».
Qual è oggi il compito di una Camera di Commercio?
«Oltre agli obblighi di legge che riguardano, per citare solo il più noto, la gestione del registro delle imprese, il Compito di una Camera di Commercio come la nostra è quella di sostenere le aziende su fronti come l’ innovazione tecnologica e digitale, la sostenibilità ambientale, l’internazionalizzazione e la promozione del territorio, la realizzazione di progetti di alternanza scuola-lavoro coinvolgendo gli istituti del territorio».
A Porto Marghera e in alcuni comuni del Rodigino è stata istituita la Zona logistica semplificata (Zls). Stando al suo osservatorio: sta funzionando?
«Siamo a metà del guado. La Regione ci ha creduto, essere riusciti a portarla a casa è stato importantissimo ma senza risorse da parte del governo non si va da nessuna parte. Senza fondi, senza una prospettiva pluriennale che permetta alle aziende di pianificare gli investimenti, rischia di essere un’occasione persa. Nelle Regioni del Sud i finanziamenti sono stati molto importanti ma è necessario capire che anche aree del Nord come Porto Marghera sono fragili e hanno bisogno di un sostegno».
Un sostegno per andare in quale direzione?
«Porto Marghera può diventare un punto di riferimento per la transizione ecologica. Gli investimenti in atto sull’idrogeno sono il primo passo di un percorso. Penso anche al nucleare di nuova generazione. È tempo di smetterla con le contrapposizioni ideologiche. Per questo sono fondamentali misure che possano attrarre gli investimenti. Per trasformare Porto Marghera da un’area di inquinamento a un’area di innovazione»
Pensa che Porto Marghera sia un luogo ideale per il nucleare?
«Non dico che Porto Marghera debba ospitare una centrale nucleare ma penso che possa accogliere le aziende che si occupano di ricerca e tecnologia per l’energia nucleare, parlo di aziende della manifattura».
Porto Marghera a parte, le piccole e medie imprese come stanno affrontando la transizione verde?
«Le imprese ci stanno lavorando, per stare sul mercato oggi c’è bisogno anche di rigorose certificazioni ambientali ma bisogna stare attenti, in un discorso più generale, a fare salti nel buio. Pensiamo a tutto il settore dell’automotive, che ha una certa importanza anche in questo territorio».
Il turismo ha un rapporto complicato con Venezia. È fonte di ricchezza ma anche di disagi. Per cercare di gestire i flussi il Comune ha introdotto un contributo d’accesso.
«Io immagino un ticket d’accesso 365 giorni l’anno che sia corrispondente a una serie di servizi, dai trasporti all’ingresso ai musei, da mettere a disposizione di chi visita la città che deve farlo con rispetto nei confronti della città di Venezia e di chi la abita. Non si tratta di una gabella ma di un modo per dare risposte ai turisti. Per questo credo che sia necessario introdurre anche un limite massimo di presenze giornaliere. Non è un dibattito semplice ma l’atteggiamento di chi dice, per partito preso, che quello che hanno fatto gli altri è sbagliato, non serve a risolvere un problema che non è solo di Venezia, ma anche di altre città come Firenze».
E sul futuro delle spiagge?
«È chiaro a tutti che l’abbinata sole e mare non è più sufficiente. Bisogna lavorare sulla qualità dell’ospitalità. È positivo che le nostre spiagge abbiano iniziato a parlare con una sola voce sia per la promozione che per sollevare i problemi di territori che hanno poche migliaia di residenti ma con milioni di presenze d’estate. La richiesta istituzionale di tutti i Comuni di essere riconosciuti come città balneari è positiva».
Che ne pensa del dibattito in corso sui comuni di confine, tra i quali San Michele e quindi Bibione, sedotti dal Friuli?
«È giusto che si lamentino rispetto ad alcuni privilegi che ci sono oltre confine ma sono contrario a un loro eventuale passaggio con il Friuli. Quando c’erano le Province alcuni servizi erano più garantiti mentre oggi, per la conformazione istituzionale della Città metropolitana, è più difficile».
Quanto bisognerà attendere ancora per la nuova sede della Camera di Commercio in via Torino? Il trasferimento, già rinviato più volte, era atteso per l’inizio di quest’anno.
«Mi auguro entro la fine del 2026. La Manelli, l’azienda che stava eseguendo i lavori, ha avuto dei problemi (La Manelli, di Monopoli, ha attivato la composizione negoziata della crisi, ndr) e ora è subentrata la Cmc di Ravenna. Speriamo quindi di poterci trasferire entro la fine dell’anno». —
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








