Albanese: «Il ticket a Venezia va eliminato, la città deve decidere un tetto di presenze»
La capogruppo del Partito democratico: «Il sindaco apra il confronto e ascolti chi ha delle posizioni diverse dalle sue. Venezia deve tornare ad essere vivibile per i residenti»

La città presa d’assalto, la sperimentazione del ticket d’accesso agli sgoccioli, con gli ultimi due fine settimana di contributo in vigore, riporta al centro del discorso politico il regolamento dei flussi turistici.
Uno dei nodi per Giulia Albanese – capogruppo del Pd e rivelazione delle ultime elezioni, con 1.465 preferenze – che avrebbe portato alla perdita del centrosinistra alle ultime amministrative.
Risposte opache, molti ideali ma poca concretezza, avrebbero dato man forte al centrodestra, spingendo gli ultimi indecisi a barrare il nome di Simone Venturini sulla scheda elettorale. Ora, a due settimane dalla fine del contributo d’accesso, la richiesta è quella di riaprire la discussione sulla gestione dell’overtourism.
Proposte più concrete sul turismo, tasto dolente per il centro storico, avrebbero potuto farvi ottenere più voti?
«Venezia negli anni è stata consegnata a una monocultura turistica, la nostra proposta puntava a superarla: la vocazione turistica resta, ovviamente, ma la città va riconsegnata ai suoi residenti per tornare a un maggior equilibrio. Se ci fossero state idee più concrete, allora altre parti della città magari avrebbero guardato il nostro progetto in modo più favorevole».
La sinistra ha ripetuto per mesi che, se avesse vinto, avrebbe eliminato il ticket perché non lo ritiene una strategia valida per regolamentare i flussi. Il sindaco ipotizza, invece, di innalzarlo a 50 euro. Cosa ne pensa?
«L’aumento del ticket colpisce solo certe fasce di reddito e poi mi chiedo: dal momento in cui è solo fino alle 16, è una soluzione agli addii al nubilato e al celibato, ai tour alcolici, al turismo mordi e fuggi?».
Quindi cos’è il ticket?
«Bisognerebbe essere onesti e dire se è un modo per far cassa o meno. Di certo è un controsenso: la giunta che l’ha introdotto è anche la stessa che ha lasciato ampliare gli alberghi e trasformare le case in b&b».
Qual è la vostra proposta?
«Innanzitutto bisogna ragionare sulla soglia di carico, senza questa non si potrà mai regolare l’overtourism».
Perché, nonostante i vari ritocchi, non è mai stata prevista?
«Perché il ticket è la rappresentazione di una soluzione, ma non la soluzione stessa. Un discorso di facciata apparentemente efficace: non riduce i turisti ma dà una finta risposta a un problema che è innegabile».
Una città in cui si deve mostrare un biglietto per entrare o un documento per tornare a casa è ancora una città?
«No, ed è la ragione per cui i veneziani sono ostili al ticket, oltre al fatto che non ha ridotto l’overtourism. Il contributo d’accesso certifica la “museizzazione” della città. Non solo a livello ideologico, ma anche nella quotidianità».
Il ticket verrà alzato a 50 euro?
«Spetterà al Parlamento deciderlo. Ora, visto che la campagna elettorale è finita mi auguro che si possano superare le prove muscolari per aprire un dialogo e trovare risposte efficaci».
La politica ha perso la sua vocazione al confronto?
«A volte. Bisogna tornare a fare politica sul serio, mettendo al centro il bene dei cittadini, riconoscendo quando qualcuno ha idee migliori delle proprie per l’interesse collettivo».
La sinistra è pronta a farlo?
«Faremo opposizione dura quando sarà necessario, ma dimostreremo che ci sono dei temi trasversali su cui si può e si deve dialogare. Turismo compreso».
Durante la campagna elettorale la politica nazionale ha definito Venezia come il laboratorio per il campo largo. Questo ha distolto l’attenzione dei partiti della coalizione dai problemi più strettamente locali?
«Distolto non credo, ma sicuramente le elezioni si vincono sulle piccole cose di tutti i giorni».
Nei giorni scorsi avete depositato una mozione. Il sindaco darà alle Municipalità l’operatività che chiedete?
«Spero. Ad oggi non abbiamo linee guida chiare. Sicuramente è il terreno in cui può dimostrare discontinuità rispetto a Brugnaro. Faremo molta attenzione anche al tema della partecipazione, ci auguriamo un ripristino delle consulte. Chiudere gli spazi e i momenti di confronto non fa bene nemmeno alla maggioranza e sicuramente non alla città».
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