Stop alla violenza giovanile, 240 percorsi nelle scuole del veneziano
Il Comune lancia un progetto triennale con percorsi educativi e ore di formazione nelle scuole dell’infanzia, elementari e medie. L’assessore Damiano: «Serve una comunità di sentinelle che non gira la testa dall’altra parte»

Si chiama “Crescere Senza Violenza” ed è un nuovo progetto di comunità per prevenire la violenza fin tra i bambini e i giovanissimi. Lavorando nelle scuole dell’infanzia, nelle elementari e medie e coinvolgendo gli adolescenti.
Il progetto, inizialmente nato per intervenire sulla violenza di genere e assistita, ora con l’emergenza nazionale sulla violenza giovanile, esplosa con i saccheggi a Milano che hanno coinvolto anche ragazzini di dieci anni e dilagata con le chat che inneggiano agli stupri, a Venezia diventa un investimento sociale della città nella prevenzione della violenza.
Lo attuano il Comune di Venezia con l’Area Coesione Sociale e il Centro Antiviolenza. Lo sviluppa la Cooperativa La Esse. Si tratta di un piano triennale sostenuto dai fondi europei del programma Pn Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027 (investimento di 240 mila euro) che comprende 240 percorsi nelle scuole e 210 ore di formazione per intervenire negli istituti scolastici, nei contesti sportivi ed associativi, nei presidi sanitari.
Lavorare contro la violenza significa instillare nei giovanissimi la cultura del rispetto. Ma serve, per dirla con le parole dell’assessore Ermelinda Damiano, una «comunità di sentinelle che non si permette mai più di girare la testa dall’altra parte».
Via ai laboratori
Approccio multilivello, laboratori, esperienze di gruppo. Nelle scuole, fin dai piccoli delle scuole d’infanzia il lavoro coinvolge anche docenti e famiglie.
Patrizia Marcuzzo, responsabile del centro antiviolenza e Claudia Stefani della coop La Esse, spiegano che il lavoro punta a «un cambiamento culturale in famiglie, realtà cittadine, servizi». Per mettere al bando «la violenza, partendo dalla prevenzione», ribadisce il dirigente del settore, Alberto Cigana.
Primi laboratori nelle scuole Vecellio, Sorgente e Gori, all’istituto comprensivo Alighieri e nelle scuole dell’infanzia della città. Le proposte sono modulate sull’età delle bambine e dei bambini. Nella scuola dell’infanzia le attività fanno leva su esperienze pratiche, albi illustrati e giochi di ruolo, partendo dal rispetto e dai confini personali.
Con la scuola primaria il focus si sposta sullo sviluppo dell'empatia e sulla gestione consapevole delle emozioni, mentre nella scuola secondaria di primo grado si utilizzano le tecniche del teatro sociale per affrontare temi cruciali come le dinamiche di coppia tra adolescenti, la prevenzione del cyberbullismo, la lotta agli stereotipi.
Comunità educante
La prevenzione prosegue fuori dalle scuole coinvolgendo associazioni, realtà sportive per contrastare ogni forma di prevaricazione, abbattere pregiudizi e stereotipi e spegnere gli impeti violenti, promuovendo la consapevolezza di sé, il rispetto reciproco, pari opportunità di crescita.
Si lavora ance con gli adolescenti nel centro di villa Franchin, il “Desteenazione”, che dopo un anno di vita già accoglie oltre mille ragazzi e ragazze. Altro progetto per i giovani Rom, Sinti e caminanti.
Violenza assistita
Il progetto, dicevamo, si compone in simultanea della parte dedicata ai figli delle donne vittime di violenza. Di questi giovanissimi e dei loro traumi nessuno parla. Sono le vittime indirette delle violenze in casa: si passa dalle botte alla distruzione di oggetti, o alle percosse agli animali. Situazioni che possono creare pesanti traumi nei giovanissimi che vivono queste situazioni.
In Italia una donna su tre è vittima di violenza. Una piaga nazionale che sta emergendo assieme ai femminicidi. Il tema, quindi, è rilevante. Al progetto collabora la Ulss 3 Serenissima con la Rete Aiuto Donna. Previsti corsi speciali per forze dell’ordine, insegnanti, servizi e i reparti come la pediatria, la ginecologia e i consultori, la medicina generale. Vengono forniti strumenti operativi concreti per la valutazione del rischio e per la gestione condivisa dei casi di maltrattamento e abuso. Aumento costante delle richieste di aiuto.
Nel 2025 ben 455 donne hanno avuto un primo contatto con il centro antiviolenza e 332 hanno deciso di intraprendere un percorso di uscita dalla violenza. Sono state accolte nelle 4 case rifugio comunali 19 donne e 23 figli/e minori. Altri 99 (53 donne e 46 minori) sono ospitate in altre strutture. Nel 2025 tra marzo e novembre sono state 177 le iniziative di prevenzione in città. Nelle scuole Superiori, 77 gli interventi laboratoriali per un migliaio di studenti.
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