Venezia, Andrea Martella inaugura la campagna elettorale: focus su porto e sicurezza
Temi principali: turismo sostenibile, diritto alla casa, sicurezza, lavoro, valorizzazione del Porto e della cultura, con la promessa di un assessore dedicato alla cultura e strategie per giovani, ricerca e tecnologia

Discontinuità, partecipazione dal basso, centralità della cultura e ricerca di un’alternativa al turismo come unica fonte economica della città. A partire dal Porto, di cui il candidato sindaco del centrosinistra intende occuparsi in prima persona qualora venisse eletto a Ca’Farsetti.
Andrea Martella sceglie la Pescheria di Rialto, luogo simbolico della città, che il candidato punta a recuperare con «spazi polifunzionali», per l’esordio in laguna della sua campagna elettorale. Lo fa salendo sul palco davanti a una platea di oltre 350 persone. Tra loro attivisti, mondo dell’associazionismo – che Martella ringrazierà per aver «mantenuta viva la città in questi undici anni» – e volti noti del panorama politico del centrosinistra: Roberto D’Agostino, Michele Mognato, Nicola Pellicani, Alessandro Maggioni, Mara Rumiz, Davide Zoggia, Andrea Ferrazzi, Marco Borghi. Tra loro anche membri della coalizione come Ugo Bergamo, Sara Visman. Nella folla anche Marco Gasparinetti, la cui lista Terra e Acqua deve ancora sciogliere la riserva sull’appoggio al centrosinistra o a Resistere Veneto.
«Sento voglia di vincere»
Oltre mezz’ora di intervento, anticipato da Power to the people di John Lennon, poi Lucio Dalla e infine Jovanotti in chiusura. Un discorso a braccio («Sento la voglia di vincere, insieme possiamo farcela»), intervallato da una scaletta preparata in anticipo con i temi cruciali della campagna elettorale del centrosinistra. Già dalla premessa emerge tutta l’intenzione di prendere le distanze dalle ultime due amministrazioni.
«Si scontrano due modi opposti di vedere la città», dice Martella dal palco spinto dai sostenitori, «dopo mesi di tira e molla su Zaia, che per altro non hai mai detto una parola, Venturini è la continuità più totale degli ultimi undici anni. È il delfino di Brugnaro, ma l’unico delfino che ci sta simpatico è Nane, quello di San Marco. Brugnaro si è comportato come un proprietario prova a sopravvivere a se stesso». Il candidato del centrosinistra affonda il colpo accusando l’attuale sindaco di «arroganza e mancanza di dialogo nella gestione della città, facendo così allontanare la cittadinanza».
C’è la necessità di ripensare la città dalle fondamenta, questo il senso dell’intervento di Martella la cui visione di Venezia («Città che deve tornare viva e non più vetrina»), si basa su cinque parole chiave. Gli assi portanti del programma: abitare, proteggere, ricucire, inventare il futuro.
«Il fallimento di Brugnaro, la sicurezza»
«La casa deve tornare un diritto di cittadinanza e non merce da spremere», spiega il senatore, «oggi i giovani guardano agli affitti e capiscono che non ce la faranno. Occorre sostenere chi affitta ai residenti». C’è poi il tema del turismo, risorsa «fondamentale ma che non può essere lasciata al caso»: «Il ticket? Non c’è una strategia alla base, così com’è è solo una misura di facciata che non cambia la quotidianità di Venezia. Serve una gestione diversa, distinguere i periodi dell’anno, ridurre la congestione nelle ore di punta, proteggere i luoghi più fragili. Non serve una città che incassa ma una città che restituisce».
Dignità per la Fenice
Martella punta poi il dito contro il «fallimento di Brugnaro sulla sicurezza» e sull’importanza di una città plurale, in cui il Waterfront può giocare da elemento di cerniera tra la città d’acqua e di terra. «Cruciale per una città che vuole essere viva è il lavoro», elenca dal palco, «servono economie diversificate, per questo del Porto mi occuperò in prima persona». Martella rilancia poi la promessa di nominare un assessore alla cultura. E attacca: «Alla Fenice va riportato quel rango e quella dignità che operazioni amichettiste della destra le stanno togliendo. Grazie agli orchestrali e ai lavoratori».
Boato di applausi. Infine, uno sguardo al futuro della città che indichi una strategia più ampia: «Venezia non è mai stata conservatrice. Dobbiamo portare qui scienza e tecnologia. Dedicheremo una struttura per attrarre aziende, centri di ricerca e università. Fa ridere che Venturini dica che intende farlo in 100 giorni quando non l’ha fatto in undici anni. È arrivato il tempo di cambiare, facciamolo».
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