Incidente in barca a San Giuliano: «Barcavelox anche lì, non si aspetti la tragedia»

Ancora grave l’uomo caduto in acqua sabato 1 agosto. Il Polo Nautico: «Non c’è sicurezza». L’appello delle donne che praticano dragonboat con il Trifoglio Rosa «Abbiamo paura: insulti dai diportisti e pochi rallentano»

Maria Ducoli
Le immagini dell'incidente
Le immagini dell'incidente

L’impatto contro la bricola, le manovre di rianimazione, la corsa in ospedale e la pioggia di commenti del giorno dopo, gli appelli affinché la laguna torni ad essere sicura per tutti, soprattutto per le barche a remi.

L’incidente di sabato 1 agosto alla punta di San Giuliano ha riacceso i riflettori sul tema della navigazione sicura nel canale di San Secondo e in quelli limitrofi, dove il SiSa non è attivo.

Il ferito in Rianimazione

Resta grave, nel reparto di Rianimazione dell’Angelo, il sessantunenne di Marghera che lo sabato pomeriggio è finito in acqua nel canale di San Secondo, a San Giuliano, dopo l’impatto contro una bricola del barchino su cui si trovava con degli amici, finiti a loro volta in acqua.

Le cause dell’incidente e la dinamica del fatto restano poco chiare, soprattutto la scelta degli amici di non riportare l’uomo al pontile di punta San Giuliano ma di imboccare l’Osellino fino alla darsena di Campalto.

Una scelta che sembrerebbe aver ritardato l’arrivo in Pronto soccorso del ferito, visto che il personale del Suem, chiamato da alcune persone che avevano assistito alla scena, era arrivato al pontile, ma non aveva trovato nessuno.

Polo Nautico: «SiSa subito»

Al momento dell’incidente, diversi soci del Polo Nautico di San Giuliano hanno assistito senza stupirsi troppo della tragedia sfiorata: «Situazioni del genere sono, ormai, all’ordine del giorno», fanno notare dispiaciuti. «È necessario estendere anche qui il SiSa», spiegano dal Polo Nautico, «perché barchini, taxi e barche da diporto sfrecciano a più non possono e la navigazione è tutt’altro che sicura. Stando alle nostre rilevazioni, ci sono giorni in cui da qua passano 250 barche. Non possiamo aspettare che scappi il morto per intervenire».

Lo stanno chiedendo da tempo, così come la Canottieri Mestre, ma tutti dicono si essere inascoltati e auspicano in un cambio di passo. «Noi qui abbiamo anche bambini e ragazzi che escono a vogare e devono poterlo fare in sicurezza».

Due anni fa, nel canal Salso, una barca a motore aveva colpito la prua di una canoa, spaventando il dodicenne a bordo e seminando il panico tra i suoi compagni, tutti giovanissimi.

«Abbiamo paura»

Tra le frequentatrici del Polo Nautico, anche la squadra di dragon boat “Trifoglio Rosa”, che propone attività fisica e socialità come terapia per le donne operate di cancro al seno. «Abbiamo paura», va dritta al punto Ivonne Chiarin, anima del gruppo, «soprattutto il sabato, quando facciamo le nostre uscite goliardiche verso Venezia, è rischioso, ma non è che vada molto meglio nemmeno il mercoledì, il giorno in cui ci alleniamo verso Forte Marghera».

Lei, tra l’altro, in un febbraio freddo e umido di due anni fa era finita in acqua proprio durante un allenamento, mentre era al timone.

«Sabato le ragazze sono state bravissime a gestire la barca e a evitare incidenti: c’era molto traffico e, di conseguenza, onde alte. A volte, quando le barche ci incontrano c’è chi rallenta ma non tutti sono rispettosi, anzi, ci sono stati diportisti che ci hanno insultato, dicendoci di tornare a casa, in cucina».

Così, ogni uscita del Trifoglio Rosa diventa un terno al lotto e le donne della squadra devono cercare di schivare onde e barchini o taxi che sfrecciano da una parte all’altra. «Sabato abbiamo urlato a una decina di imbarcazioni di andare piano», racconta ancora Raffaella Busetto, altro membro del Trifoglio Rosa, «tutti ci guardano attoniti e infastiditi, altri ci sbraitavano parolacce e frasi inequivocabili. Intanto noi ci alternavamo a pagaiare e buttare fuori dal dragone l'acqua imbarcata dalle onde. Quando penseranno di fare qualcosa di serio?» si chiede.

Anche per Chiarin intervenire è diventata un’urgenza. «Il SiSa va esteso anche a questa zona», dice, «anche solo perché con il deterrente dei controlli, magari le barche rallenterebbero», fa notare.

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