Venezia centro storico, l’intervista all’Imam: «Serve una moschea per i turisti»

L’Imam Hammad al Mahamed guida la Comunità islamica: «La storia millenaria di Venezia è di apertura alle diverse culture»

Marta Artico
L’Imam Hammad Al Mahamed, della Comunità Islamica di Venezia
L’Imam Hammad Al Mahamed, della Comunità Islamica di Venezia

«Avere una moschea dove pregare è un diritto sancito dalla Costituzione, e oltre che in terraferma come diciamo da sempre, servirebbe anche a Venezia, dove i turisti musulmani sono moltissimi». È iniziato, per ventimila fedeli islamici, il mese del Ramadan dell’anno 1447 del calendario lunare. L’imam Hammad al Mahamed, teologo siriano da vent’anni alla guida della Comunità Islamica di Venezia e Provincia (Comiv), invita musulmani e cristiani a concentrarsi su ciò che unisce e a tenersi lontani dall’ignoranza di cui si nutrono le ideologie. E lancia un appello al futuro sindaco, perché sia sindaco di tutta la città.

Quest’anno il digiuno cristiano e musulmano coincidono. Ogni quanto avviene?

«Circa ogni 33 anni, quanto dura il ciclo lunare, per questo è una grande occasione. L’invito è cercare i punti comuni tra il Vangelo e il Corano, che sono almeno duecento e tra questi c’è proprio il digiuno. Il concetto base del digiuno è far capire che l’essere umano è fatto di un corpo e un’anima. Tutto l’anno nutriamo il corpo, durante il Ramadan diamo da mangiare all’anima. Invito davvero a cercare quello che ci lega e ci unisce, le divergenze mettiamole da parte».

Qual è il pericolo più grande che percepisce oggi?

«L’ignoranza è il male più grande. Ciascuno di noi pensa che l’altro non condivida il suo pensiero perché non lo conosce. Il Dio dei cristiani è lo stesso dei musulmani, che lo si chiami Allah o che si preferisca chiamarlo creatore, va bene uguale. La sostanza non cambia».

La convivenza è migliorata o peggiorata?

«Se mettiamo la politica da parte, sono convinto che ci siamo avvicinati di più in questi anni. Il clima è stato inquinato dagli eventi dell’11 Settembre, oggi sta migliorando».

Il Comune ha mandato i controlli anche nel vostro Centro, sulla scorta della richiesta della Lega. Come l’avete presa?

«L’intento della Lega è provocatorio: ogni ideologia che tende a sminuire chi ha di fronte, sentendosi superiore per motivi che possono essere razza, cultura, religione, è fallimentare. E chi porta avanti questa ideologia fallisce perché al posto di trovare soluzioni ai problemi veri della città – che sono tanti – cerca di trovare una colpa e di darla di volta in volta e a seconda del partito, a qualcuno».

Lo scoglio più grande, però, sono i centri culturali...

«Nel mondo musulmano è pieno di chiese ed è un diritto sacrosanto rispettato tra i musulmani: in Marocco, Algeria, Siria, poco importa se sono minoranze, ma nessuno vieta di costruire una nuova chiesa nei Paesi islamici. La varietà è una forza per la società»

Cosa impedisce la costruzione di una vera moschea?

«Il problema è il nome (sorride ndr). Oggi in Italia ci sono una decina di moschee vere e proprie appellate in questo modo. La costituzione sancisce la libertà di culto, a Reggio Emilia tre capannoni sono stati riconosciuti in quanto moschee, il comune ha scritto in arabo masjid, un bel gesto distensivo e di apertura che non toglie nulla agli altri. In quanto imam, ritengo che se un centro culturale usato come moschea crea disturbo, non ha le porte di emergenza, danneggia i vicini e non è consono vada chiuso, lo dico per primo. Ma se è regolare e all’interno dei binari della legge, qual è il danno che viene inferto all’altra parte della società? Pregare Dio? »

Una moschea a Venezia, è un tema che scotta...

«I musulmani fanno parte della storia di Venezia. Poter avere una moschea in centro storico, darebbe un segnale a tutto l’universo islamico che Venezia è una città tollerante. Ogni giorno decine di voli che provengono dal mondo arabo atterrano qui: le persone chiamano il nostro Centro per chiederci se c’è un luogo dove pregare il venerdì. Abbiamo portato decine di proposte, a suo tempo, mai prese in considerazione. Gli stessi ortodossi hanno costruito le chiese a Mestre».

In città si vedono sempre più donne, anche giovani, a volto coperto. Qual è la sua posizione?

«L’origine del niqab, il velo che copre il volto (da non confondere con l’hijab, foulard che copre i capelli e il collo) non va ricercata nel Corano. È una tradizione e non è nemmeno di origine islamica. Bisogna vedere il viso: so che solleverò polemiche, ma il volto va scoperto, anche per una questione di sicurezza».

Cosa chiedete al futuro sindaco?

«A prescindere da chi sarà il nuovo sindaco, lo invito ad essere sindaco di tutta la città e di tutte le sue componenti, aperto al dialogo. E a non temere una comunità diventata parte della società».

I bambini devono osservare il digiuno a scuola?

«Tengo molto a dire che non è obbligatorio. Quando un insegnante vede un bambino stanco, ricordi che non c’è alcun obbligo e che può mangiare».

Gli operai impiegati in Fincantieri e in altre aziende?

«Gli adulti possono valutare per se stessi».

La celebrazione di fine Ramadan dovrebbe diventare un giorno di festa come la Pasqua o Natale?

«Alcune scuole di grosse città lo concedono, è un bel segno di avvicinamento e rispetto, un giorno non fa cadere il mondo».

C’è bisogno di un imam in carcere?

«Ci vorrebbe sia negli istituti penitenziari della città, che in ospedale. Lo chiediamo da tanto, ma gli ostacoli sono burocratici. Ho svolto molti corsi e ottenuto i requisiti, è un cammino complesso e la volontà da parte di tutti c’è».

Il cimitero islamico?

«Continuano a ridurre lo spazio nonostante la comunità aumenti in numero». —

 

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