Case popolari a Venezia: quasi una su tre è sfitta

Stando al solo patrimonio immobiliare Ater, a fine dello scorso anno risultavano sfitte 2.770 su 9.736 abitazioni, con proiezione a 2.995 per quest’anno, quasi una su tre. In attesa di interventi di riqualificazione o della valutazione propedeutica alla ristrutturazione

Maria Ducoli, Costanza Francesconi
Una veduta aerea di Venezia
Una veduta aerea di Venezia

La provincia di Venezia in testa in fatto di alloggi pubblici vuoti in Veneto. Stando al solo patrimonio immobiliare Ater, a fine dello scorso anno risultavano sfitte 2.770 su 9.736 abitazioni, con proiezione a 2.995 per quest’anno, quasi una su tre. In attesa di interventi di riqualificazione o della valutazione propedeutica alla ristrutturazione. Occupate abusivamente o prossimamente assegnate. In definitiva, case disabitate. Una forbice destinata a crescere, in assenza di risorse strutturali per i riatti. Compone lo scenario lo sfitto delle case di proprietà del Comune di Venezia, ad oggi una su cinque. Parliamo di un numero di alloggi non abitati in totale raddoppiato dal 2015 al 2025 (ultimo dato validato).

I numeri

Nel 2025, gli alloggi Ater sfitti nel territorio della Città metropolitana di Venezia sono quasi tremila. Di questi, 1.730 si trovano nel Comune di Venezia, mentre negli altri Comuni del territorio metropolitano gli alloggi vuoti sono circa mille. Il dato restituisce la dimensione di un problema che non riguarda solo la città storica, ma l’intera provincia.

Il neo presidente di Ater e sindaco di Cavarzere, Pierfrancesco Munari, si dice tuttavia ottimista: «Le prospettive nel medio-breve termine sono positive. Il Piano casa nazionale e il Piano casa regionale sono le nostre direttrici». Accanto ai dati dell’Ater ci sono anche quelli di Insula, la società in house del Comune di Venezia che gestisce il patrimonio edilizio residenziale pubblico. A dicembre del 2025 erano 1.143 gli alloggi inoccupati, di cui oltre cinquecento quelli senza alcun programma di recupero finanziato.

Il problema dei costi

Dietro la parola “sfitto” non c’è un’unica situazione. Ci sono appartamenti che necessitano di piccoli interventi prima di poter essere riconsegnati, altri che richiedono lavori più importanti, e immobili talmente deteriorati o datati per i quali la ristrutturazione rischia di essere economicamente insostenibile. È soprattutto questo il punto sul quale insiste Munari. «Venezia», sottolinea, «è un unicum anche per l’edilizia residenziale pubblica: qui un riatto costa quattro-cinque volte di più».

Lo stesso vale, spiega, per le ristrutturazioni in laguna, dove la particolare conformazione del territorio e la difficoltà degli interventi fanno lievitare i costi rispetto alla terraferma. Il patrimonio Ater, inoltre, ha un’età media elevata. «Abbiamo un patrimonio edilizio dei primi anni Sessanta, vetusto e dislocato», osserva il presidente. Un problema che non riguarda soltanto Venezia. L’esempio citato da Munari è quello del suo comune, Cavarzere, dove Ater dispone di oltre 700 alloggi popolari: «Molti sono vetusti e di questi abbiamo una quota che non si può sistemare. Significa buttare via soldi». Il tema, dunque, non è semplicemente quello di contare le abitazioni vuote, ma capire quali possano essere recuperate, con quali tempi e a quale costo.

Il caso Venezia

È nel Comune di Venezia che il problema assume una dimensione particolarmente ingombrante. I dati relativi al 2025 indicano 5.163 alloggi Ater nel Comune di Venezia. Di questi, 3.443 risultavano affittati, mentre il patrimonio non occupato rappresentava il 33,44% del totale.

Ocio, l’Osservatorio sulla casa, sottolinea l’aumento delle case vuote: «Il patrimonio sfitto», spiega Orazio Alberti, membro del comitato, «ha continuato ancora ad aumentare in maniera consistente di circa 500 alloggi dal 2022; di oltre 700 dal 2017».

Numeri alla mano, gli appartamenti vuoti erano 1.002 nel 2017 mentre alla fine dello scorso anno Ocio ne contava 1.730. E qui torna la questione dei tempi di recupero. Tra il 2022 e il 2025, secondo l’analisi di Ocio, Ater ha completato nel Comune di Venezia 135 interventi di rimessa a reddito: 23 interventi di recupero e manutenzione straordinaria e 112 interventi di riatto. Una media di circa 34 alloggi recuperati all’anno, mentre nello stesso periodo il patrimonio sfitto è cresciuto in media di circa 150 unità all’anno.

«Noi stiamo cercando di scorrere le graduatorie in poco tempo», spiega Munari, indicando nella rapidità delle assegnazioni uno degli obiettivi della nuova gestione. Ma il presidente punta anche sul social housing come leva finanziaria per sostenere l’edilizia popolare. «Dare case in social housing ci consente di incassare canoni maggiori, anche in un rapporto di uno a quattro, e questo ci consente di investire sull’Erp», afferma. Il ragionamento è quindi quello di utilizzare una parte del patrimonio a maggiore redditività per produrre risorse da reinvestire negli alloggi destinati alle fasce più fragili.

L’obiettivo di Insula

L’obiettivo di Insula è azzerare lo sfitto, rispetto al patrimonio abitativo attuale, entro tre anni. «Siamo sempre alla ricerca, tramite il Comune, di risorse economiche a livello europeo, nazionale, regionale, per velocizzare il più possibile la sistemazione degli alloggi e assegnarli», fa sapere il presidente della in house comunale, Andrea Martellato. «Negli ultimi tre anni i fondi Pnrr e fondi Pon Metro hanno rappresentato linfa vitale. L’Amministrazione comunale è presente con i nuovi progetti sull’abitare a cui sta lavorando con la Regione, ritenendola una priorità assoluta. Sicuramente, in centro storico non è facile intervenire», rincara Martellato, «per i vincoli paesaggistici che squalificano diverse linee di finanziamento – penso al fotovoltaico o alla pompa di calore – che la Soprintendenza boccia perché non conformi, e che di conseguenza possiamo concentrare solo in terraferma. Anche intervenire a macchia di leopardo, perché gli appartamenti sono sparpagliati, prolunga i tempi. In ogni caso, puntiamo allo zero sfitto».

La nuova legge

Mentre le questioni residenziali sono tutt’altro che risolte e in consiglio regionale si discute una nuova proposta di legge con una declinazione specifica su Venezia, Ocio ribadisce che «di fatto la proposta ricalca quello che stavamo chiedendo da anni, ovvero che comuni grandi come quello di Venezia possano assorbire il patrimonio dell’Ater che, è chiaro, è in crisi. Al tempo stesso, però, vediamo che la nuova legge consente questo solo per la città d’acqua ma questo non va bene, il rischio è che si creino differenze e disparità nello stesso comune», aggiunge Alberti. Nemmeno Munari è del tutto convinto della proposta: «Dobbiamo ancora fare le nostre osservazioni», premette, «ma non va bene che Ater venga spolpata del proprio patrimonio e delle convenzioni in essere». Il rischio, spiega, è quello di «privarsi di quella redditività che consente all’azienda di stare in piedi».

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