Venezia rischia di perdere i “becheri”: «Siamo rimasti in 19, potremmo sparire»
Alberto Battistel, presidente dell’associazione Macellai, lancia un appello ai giovani per salvare il mestiere. Tra grande distribuzione, spopolamento e chiusura dei negozi di vicinato, la città lagunare rischia di perdere una tradizione secolare

«Siamo rimasti pochi, 19 in tutta la città. E se va avanti così, tra 5 anni non esisteremo più». Il grido di allarme viene da Alberto Battistel, da dieci anni presidente dell’associazione Macellai di Venezia.
«Lanciamo un appello», dice, «perché si facciano avanti le nuove leve. Corsi di formazione e volontà di conservare un mestiere antico, che a Venezia ha una grande tradizione». Perché il rischio vero, dice Battistel, è che la figura del “becher”, scompaia del tutto. L’assalto della grande distribuzione, dove la materia prima costa senz’altro meno anche se non sempre la qualità è la stessa, lo spopolamento, l’addio ai negozi di vicinato. «Non dimentichiamoci che noi svolgiamo anche una funzione sociale», dice Battistel, «portiamo la spesa a casa agli anziani, cerchiamo di mantenere le tradizioni».
Solo pochi anni fa, all’epoca dello storico presidente Gianfranco Cristante, i “becheri” a Venezia erano ancora una cinquantina. Eredi di una storia che parte da lontano. La carne salata, per conservarla quando non c’erano ancora i frigoriferi. La “castradina”, coscia di montone speziata di origine istriana che si consuma nei giorni della Madonna della Salute.
E l’ex Macello di San Giobbe, un tempo il centro di produzione delle carni anche per l’entroterra veneto. Adesso per trovare un rivenditore di carne, come del resto un ortofrutta e un pescivendolo, bisogna faticare. «La scomparsa del negozio di vicinato», dice Battistel, «è un duro colpo anche per la socialità. Noi dialoghiamo con i nostri clienti, cerchiamo di mantenere una qualità sempre alta».
Ma adesso la curva punta decisamente verso il basso. I “becheri” sono quasi tutti anziani o di mezza età, nella città storica ce ne sono soltanto 13 iscritti all’associazione, uno in ogni isola, con Burano che resiste guidata dal vicepresidente Massimo Bon. Ma senza ricambio si chiude. Ecco perché Battistel insiste.
«Credo che le istituzioni dovrebbero farsi carico di questo, non vogliamo contributi, ma un impegno ad avviare a questo mestiere anche qualche giovane. Io ho 61 anni, e sono tra i più giovani diciamo così in attività. Ma lavoro qui da 45 anni, e tra poco dovrò smettere. Cerchiamo giovani volenterosi che prendano il nostro posto».
Perché i becheri e i luganegheri, simbolo di una Venezia ormai lontana, sono destinati a scomparire. La carne, per chi non è vegetariano o vegano, la si potrà comprare solo nei supermercati e nei centri commerciali, dove viene venduta in quantità industriali. E per gli «artigiani della carne» come si definiscono, e per il «servizio civile» che assicurano, non ci sarà più spazio.
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