Tubercolosi in carcere a Venezia, due detenuti sono positivi
Possibile contagio a Santa Maria Maggiore. Un recluso ricoverato all’ospedale di Mestre, altro caso sospetto individuato, pur essendo asintomatico. Il ministero: «Azioni preventive»

Sospetto contagio da tubercolosi nel carcere di Santa Maria Maggiore, dove sono scattati controlli a tappeto tra i detenuti della sezione interessata e gli agenti della polizia penitenziaria. Dopo il primo caso, quello di un detenuto ricoverato all’ospedale dell’Angelo e risultato positivo ai test, ieri mattina un secondo detenuto è stato trasferito in ospedale per ulteriori accertamenti.
«La situazione è sotto controllo», spiega il sottosegretario alla Giustizia con delega ai penitenziari Alberto Balboni, «ma ho chiesto alla direzione dell’istituto di Venezia un rapporto completo sulla situazione». Un rapporto che, aggiunge, dovrà comprendere anche un riscontro dettagliato sulle due recenti evasioni.
È proprio la sovrapposizione dei problemi a riportare l’attenzione sulle fragilità della struttura, da tempo indicate dai sindacati. Fonti ai vertici del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di Roma, confermano che per Santa Maria Maggiore sono previsti interventi di ammodernamento: più «sorveglianza passiva», dunque nuove telecamere interne ed esterne alla struttura, e nuovi «impianti antiscavalco» sulle mura perimetrali. Misure pensate per colmare falle emerse di recente, quando due detenuti sono riusciti a superare le mura a distanza di pochi giorni.
Nelle due evasioni del 17 e del 30 settembre, infatti, entrambi i detenuti sono riusciti a superare il muro di cinta. Il secondo è stato rintracciato poco dopo dalla Polfer di Mestre; il primo, un 33enne romeno in attesa di processo per rapina, risulta invece ancora ricercato. L’uomo avrebbe approfittato anche di un’altra criticità del carcere: i trasferimenti tra sezioni resi necessari dalle disinfestazioni contro le cimici dei letti, problema che da mesi interessa l’istituto. Gli interventi, affidati a una ditta privata, sono iniziati il 2 settembre e sono ancora in corso.
Ora si aggiunge il fronte sanitario. Il primo detenuto è ricoverato da lunedì all’Angelo. Il secondo, risultato positivo a un primo accertamento diagnostico, è stato invece messo sotto osservazione ieri mattina. Da quanto risulta non presenterebbe sintomi e potrebbe trattarsi di un’infezione tubercolare non attiva, quindi non contagiosa. Al momento non risultano elementi che colleghino i due casi.
Intanto sono attesi gli esiti di circa 40 test effettuati sui detenuti della stessa sezione e su una decina di agenti entrati in contatto con il primo paziente. Sempre dal Dap arriva la conferma che il protocollo è stato attivato: l’Usl è stata informata e sono iniziati gli screening per circoscrivere l’eventuale contagio. I controlli proseguiranno nei prossimi giorni, mentre la direzione dovrà ricostruire nel rapporto chiesto dal ministero anche tempi e modalità di gestione dell’emergenza. Il Ministero conferma che per ora non emergono segni di una diffusione più ampia. A Santa Maria Maggiore, però, l’ultimo allarme arriva su una struttura già sotto pressione.
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