Mestre come una tela, gli street artist al lavoro per colorare gli spazi grigi
Il Comune ha coinvolto nomi come Mister Clay, Tony Gallo, Alessio B. e Burla: «Cerchiamo di portare bellezza in luoghi complicati, come via Piave». La consigliera Mar: «La cura dei dettagli urbani è una leva per cambiare la città»

Trentadue interventi a piazzale Roma, una ventina a Zelarino, una decina in via Piave. Contando le altre zone della terraferma, si arriva al conto di quasi 160 azioni di colore. La street art cambia il volto di cestini per le immondizie, piccole cabine elettriche, apparati elettrici come quelli del terminal di piazzale Cialdini. O ancora gli interventi nel parco Albanese, dove le vecchie strutture dei bunker in cemento armato, nei prati urbani vengono colorati dagli “Allucinati” di Mister Clay.
La street art cerca di aiutare il rilancio, con funzione anti-degrado, della terraferma.
E le ultime produzioni, di questi mesi, sono finite diritte nel libro “Urban Color, l’Arte nei dettagli”, che racconta questa innovativa iniziativa che promuove la street art come opera di riqualificazione visiva.
Promosso dal Comune di Venezia, il progetto è stato protagonista della trasformazione in chiave artistica dei cestini per la raccolta dei rifiuti dislocati sul territorio comunale, convertendo elementi urbani ordinari in vere e proprie opere d'arte a cielo aperto. Idea portata avanti dalla consigliera delegata alla Street Art Paola Mar, coideatrice e curatrice del progetto, con la collaborazione di assessorati e Municipalità, il settore Cultura, la Area Sviluppo e Promozione, il Gruppo Veritas e dagli artisti protagonisti del progetto.
Che sono tutti artisti noti e quotati.
Capofila Mister Clay con i suoi personaggi, gli “Allucinati”. Poi il raffinato Tony Gallo in compagnia di Pao, Alessio B., Sqon, Pocket Clouds, Cizerocentodieci e Burla.

Sono loro gli artisti che firmano volti e disegni che vanno dall’astratto al poetico, visibili in giro per la città.
Oche bianche a pallini rosa, che ricordano la Pimpa di Altan. Volti di ragazzini e ragazzini che rimandano ai ritratti degli impressionisti. Gatti neri, e furbi, con gli occhioni gialli che fissano i passanti.
Aironi cinerini che portano sulla testa di bambine sognanti. Lo spazio della fantasia si impossessa di oggetti, spesso anonimi e che nessuno nota. E soprattutto che non meritano rispetto, secondo molti. E li trasformano in tavolozze d’arte di strada.
Mister Clay, all’anagrafe Diego Brusegan, di Marcon, ne è convinto: «Cerchiamo di portare bellezza in luoghi e contesti complicati, come via Piave. Non risolviamo di certo i problemi sociali ma offriamo alle persone, in questi tempi difficile, la vista sul bello. Tra noi artisti c’è tantissimo rispetto. E speriamo che anche le nostre opere lo siano. Purtroppo in Italia la street art è ancora troppo sottovalutata mentre all’estero è considerata, senza tentennamenti, arte. E speriamo di arrivare in altri punti delle periferie», dice l’artista.
«Questo progetto rappresenta la prima di una serie di iniziative nate con l'obiettivo di valorizzare la città partendo dalla cura dei dettagli urbani», spiega Paola Mar, consigliera delegata alla street art, convinta che questa sia una strada da percorrere. «Un lavoro corale può generare significativi semi di rigenerazione urbana».

Michele Casarin, dirigente del settore Cultura, e presidente dell’Accademia di Belle arti spiega che questo progetto non è solo make-up urbano, «ma un profondo manifesto politico, culturale e sociale. La vera rigenerazione deve unire il patrimonio storico ai linguaggi contemporanei, rimettendo la bellezza e il colore - elementi naturali e terapeutici oggi penalizzati dal consumismo - al centro della collettività».
Venezia si inserisce in un panorama internazionale che sulla street art investe. Con una regia che invita gli artisti a realizzare opere condivise con la comunità. Ma in città servono spazi di creatività libera, muri come “palestre” per artisti e anche convenzioni per consentire ai privati proprietari di immobili di investire nell’arte di strada per abbellire pareti cieche dei palazzi della città.

Ci aveva pensato anche l’architetto Gianfranco Vecchiato con un progetto di murales a tema storico che partiva da viale San Marco fino al centro di Mestre. Molto apprezzato dai comitati e dalle associazioni ma non considerato dalle precedenti amministrazioni di centrodestra che hanno governato Venezia. Ora, con la giunta Venturini, la street art diventa delega, quindi impegno.
Le azioni al parco Albanese si sono concretizzate durante “Venezia in bici”. Come il campo da basket all’aperto disegnato a terra da Lucio Schiavon. Le quasi 160 azioni di colore sono ora un volume fotografico, insieme a una t-shirt celebrativa.
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