Spettacolo: ristori in arrivo anche a Venezia, ma non basta

VENEZIA. I fondi per i lavoratori dello spettacolo stanno arrivando, ma i problemi posti dal settore a inizio pandemia ancora attendono risposta.
Pochi giorni fa il ministro del Mibact Dario Franceschini ha annunciato l’avvio dell’erogazione dell’indennità straordinaria, inclusa nel decreto sostegni, per artisti e maestranze. Si tratta di 2400 euro netti che coprono con 800 euro al mese gennaio, febbraio e marzo e sono destinati a 80 mila lavoratori nazionali di cui circa 3500 veneti e 800 veneziani (il numero più alto della regione).
«È sicuramente un ottimo segnale che i fondi stiano arrivando, ma questo non risolve le tante questioni che abbiamo posto» spiega l’attore veneziano David Angeli, tra gli organizzatori della rassegna di teatro Venice Open Stage «Chiediamo da un anno l’apertura di un tavolo con il Governo per affrontare le irregolarità di un settore che è fuori controllo, pieno di lavoro nero e privo di contratti specifici per molte mansioni richieste».
Inizialmente i fondi del 2021 dovevano essere 3200 euro, ma poi il Governo ha deciso di togliere una mensilità per ampliare i beneficiari rispetto alle misure introdotte a inizio pandemia. Oltre agli artisti e alle maestranze con almeno sette giornate lavorative nel 2019 e un reddito inferiore ai 35 mila euro, sono stati inclusi anche coloro che, con almeno trenta giornate lavorative, hanno avuto un reddito inferiore ai 75 mila euro, a differenza delle precedenti erogazioni in cui il reddito massimo ammesso a contributo non doveva superare i 50 mila euro.
«Rimangono ancora molte anomalie che non si possono risolvere solo erogando bonus, come la quantità di lavori in questo settore che non rientrano nel codice Ateco che ne racchiude solo sette» dichiara il fonico Rolando Lutterotti del Rips (Rete intersindacale professionisti dello sppettacolo) «Il problema è che non c’è dialogo o solo dei contentini. Faccio un esempio. Ci è stata mandata dal Governo giovedì per venerdì la richiesta di consigli sul protocollo di ripartenza, ma ci prendono in giro? Noi chiediamo di prendere seriamente in mano il settore che necessita una vera e seria riforma».
Per l’attore Filippo Tognazzo di Res (Rete spettacolo dal vivo), regna ancora tanta confusione. «Confermo che i fondi stanno arrivando, ma non è stato avviato nessun incontro per mettere ordine nel settore, come chiediamo da mesi» ha detto il portavoce della nuova realtà veneta «Per esempio, sembra che sia previsto per le nuove riaperture che le compagnie teatrali forniscano per ogni spettacolo il pubblico di una mascherina Ffp2 e che si accollino le spese di fare più tamponi per tecnici e attori, ma come si può pensare che le spese siano tutte sulle spalle delle compagnie teatrali?».
Per Tognazzo il problema è sempre lo stesso: bisogna aiutare le piccole realtà dando delle garanzie, altrimenti a breve molte compagnie dovranno chiudere e cambiare mestiere. «La Regione ha deliberato che anticiperà alla Fenice, ad Arteven, al Teatro Stabile Goldoni e ad altre realtà strutturate il 90% dell’annualità prevista» conclude Tognazzo «Per tutte le altre realtà invece non si vede orizzonte e non sappiamo più come dire che rischiamo di morire se non veniamo presi in considerazione». —
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