Sottomarina, vento separatista: «Stanchi di essere la Cenerentola di Chioggia»
Un comitato ha distribuito una serie di volantini: «Chioggia regina, per noi solo tasse e cemento, è ora di andarcene»

Torna a soffiare il vento del separatismo. Periodicamente, soprattutto nelle vicinanze delle tornate amministrative, rispuntano le voglie di autonomia di alcuni “marinanti” che reclamano lo stesso peso di Chioggia.
La lettera ai residenti
Questa volta la richiesta di più poteri e più attenzioni viene affidata a una lettera, che sta circolando nelle cassette della posta dei residenti, in cui si lancia l’idea di creare un Comitato cittadino per Sottomarina Lido, così come esiste per tutte le altre frazioni.
La forma un po’ sgrammaticata della lettera ha suscitato molti commenti ironici e qualcuno anche irritato, ma su alcuni contenuti più di qualcuno concorda.
Secondo lo scrivente, o gli scriventi, il Comitato dovrebbe lottare per la separazione per far uscire Sottomarina da un ruolo di Cenerentola nei confronti della sorella maggiore.
«Siamo stanchi di essere servi», si legge sul volantino «di essere umiliati e di non poter decidere la nostra sorte. Sottomarina è stata creata dal nulla con enormi sacrifici dei nostri padri, ma è stata svuotata, distrutta. Imu sulle case, Imu sui terreni edificabili. Un Piano regolare marcio, un Piano del Lungomare morto e un Piano dell’arenile fatto di cemento».
L’appello
Poi arriva l’appello. Una sorta di chiamata alla mobilitazione, a fare qualcosa di concreto anziché continuare a lamentarsi e basta. «Marinanti, è giunto il tempo di decidere. Siamo allo sbando: nessuno deve andare a votare se non si decide per la separazione».
Nella lettera si dice che la città è ferma, che è prevalsa la logica del cemento e dei “palazzinari”, che il Piano degli orti è fermo da 20 anni e che il Kursaal è stato demolito senza che i cittadini si esprimessero.
Critiche e consensi
Tra le voci critiche si fa notare che il vero anacronismo è chiedere di separare in un momento storico in cui invece si tentano le aggregazioni, si costruiscono ponti e in cui non esistono più frontiere nemmeno tra gli Stati.
Qualcuno concorda però su alcune delle principali osservazioni. Per esempio sull’idea di frenare l’ondata di costruzioni e di tutelare le aree verdi esistenti, magari creandone anche di nuove. E poi anche sull’idea di creare un comitato così come esiste nelle altre frazioni per portare la voce dei residenti nelle sedi istituzionali. Sperando di essere ascoltati, prima di darsi da fare per “mettersi in proprio”. —
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