Rigenerazione di Mestre, Beraldo: «Moltissimi margini, mi piace l’idea»
Il presidente dell’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti, conservatori della provincia di Venezia, promuove lo slogan «Mestre Bella» rilanciata dal sindaco Venturini e commenta: «Una vera rigenerazione non può prescindere dalle persone che vivono gli spazi»

«La bellezza è un diritto di ogni cittadino. Vivere in un ambiente qualitativo e funzionale alle proprie esigenze e nel quale le persone si riconoscano è la base della convivenza civile».
Roberto Beraldo, 63 anni, è presidente dell’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti, conservatori della provincia di Venezia. Laureato allo Iuav nel 1989, ha vissuto e lavorato tra New York, Bata (Guinea Equatoriale), Milano e Trieste, ed oggi guida lo studio Beraldo&Marras architetti associati che si trova al Vega.
Presidente, le piace lo slogan di una «Mestre Bella» rilanciato dal nuovo sindaco Venturini?
«Sì, l’idea mi piace perchè va nella direzione di promuovere un’immagine architettonica di alta qualità e che attribuisca alla rigenerazione un valore anche sociale».
Come definirebbe la città di Mestre?
«Una città dalle grandissime potenzialità, dove la bellezza può essere implementata. Ci sono moltissimi margini di miglioramento urbano e quindi le idee in questo senso vanno assolutamente incoraggiate. Già che se ne parli è un buon inizio»
Come è cambiata nel tempo la progettazione delle città?
«Un tempo la pianificazione era un concerto matematico: tot metri quadri, tot parcheggi, tot spazi verdi. Oggi è cambiato il mondo e bisogna procedere con un approccio diverso, che tenga conto di diversi fattori».
Come si affronta una rigenerazione urbana?
«Ogni progetto deve partire dalla composizione sociale, dalle persone che abitano gli spazi urbani. Con i nostri incontri di Translitera abbiamo dedicato diverse giornate di lavoro al tema “La città è di tutti“. Una vera rigenerazione non può prescindere dalle persone che vivono gli spazi».
Quanto importante è un approccio multidisciplinare?
«Direi che è assolutamente necessario, vanno coinvolte competenze diverse».
Da dove si comincia?
«Dalla rilevazione delle istanze di una società, o di una parte di essa, trasformandole in progetto architettonico che abbia a cuore la convivenza equilibrata di tutte le fasce sociali».
A quali esempio europeo ci si può ispirare?
«Le esperienze di rigenerazione urbana sono moltissime. Conosco Barcellona, dove ne ho viste diverse, come del resto a Berlino, Londra, Vienna. Ma anche in Italia le esperienze non mancano»
Il distretto di M9 può essere ascritta a questo filone?
«Direi di sì, l’operazione di M9 va assolutamente in questa direzione».
Qual è il giusto equilibrio di rigenerazione di uno spazio urbano?
«Uno spazio architettonico ha successo quando le persone che lo abitano stanno bene. Bisogna riuscire a tenere insieme lo spazio urbano di alta qualità con la vivibilità da parte delle persone. La domanda fondamentale che bisogna farsi, prima di tutto, è: quale tipo di città vogliamo? Dalla risposta discendono poi le scelte strategiche»
Faccia un esempio.
«Il tema della mobilità. Dentro a uno spazio urbano ha fondamentale importanza: vogliamo una città basata sulla mobilità su gomma o sui mezzi pubblici, dove lo spazio per le auto sia secondario e non principale?»
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