Polveri sottili in rialzo sia in terraferma che nel centro storico

Il Pm10 ha ricominciato a superare il limite di sicurezza  con livelli record a Sacca Fisola, Marghera e via Tagliamento

mestre. Le piogge e la ventilazione sostenuta delle scorse settimane da un lato hanno causato il record di acqua alta e molti danni alla città storica, ma dall’altro hanno ripulito l’aria che tutti respiriamo dalle alte concentrazioni di polveri sottili disperse nell’aria dal traffico acqueo, stradale ed aereo, dal riscaldamento domestico e dalle industrie. Ma con il ritorno dell’alta pressione e l’assenza di venti – tutte condizioni meteo favorevoli al ristagno nell’atmosfera dello smog costituito da nebbia, fumi e particolato – ha riportato oltre i valori di sicurezza sanitaria le concentrazioni di polveri sottili e ultrasottili nell’aria che tutti respiriamo. Da venerdì la media giornaliera di Pm10 e Pm 2,5 supera il limite dei 50 microgrammi per metro quadrato e continuerà anche nei prossimi giorni, con il rischio che la prossima settimana scatti il primo livello (arancione) di misure antismog. La centralina di monitoraggio dell’Arpav venerdì ha registrato un picco di 70 microgrammi, con 49 superamenti del limite giornaliero, ovvero 14 in più del bonus annuo di 35. A ridosso della tangenziale (via Tagliamento) la situazione è ancopra più pesante, con picchi, nelal giornata di ieri, sopra i 100 microgrammi (il doppio del limite) arrivando ad un totale di 56 giornate di polveri sottili oltre il limite. A “pari merito” sono i rilevamenti della stazione di monitoraggio di via Beccaria a Marghera con 56 superamenti giornalieri dall’inizio dell’anno) e Malcontenta (55), come pure a Venezia-Centro Storico con 50 superamenti giornalieri a Sacca Fisola e 41 in Rio Novo. Le previsioni meteo per i prossimi giorni non sono confortanti in quanto annunciano ancora “condizioni favorevoli al ristagno degli inquinanti nell’aria”. Di questo passo, il comune di Venezia concluderà anche il 2019 con un bilancio del tutto negativo per la qualità dell’aria che da anni è ormai a livelli di “emergenza cronica” con un grado di qualità che va dallo scadente al pessimo. Non a caso Venezia e il resto del Veneto è sotto “procedura d’infrazione” della Commissione Europea – insieme alle altre regioni del Bacino Padano, nel nord Italia – e rischia una multa milionaria per il costante superamento dei limiti di inquinamento dell’aria da polveri sottili.

Del resto i provvedimenti antismog adottati dal comune di Venezia e da quelli del resto della provincia – in linea con l’Accordo delle regioni del Bacino Padano – sono giudicati «del tutto insufficienti» secondo i comitati di cittadini antismog, gli scienziati e i medici, sia per quanto riguarda il traffico stradale (con blocchi che riguardano solo un modesto numero di veicoli), acqueo e aereo (per i quali non è previsto nessuna misura di contenimento) e gli impianti di riscaldamento domestico per i quali è previsto il rispetto del limite di 20-21 gradi centigradi di calore che nessuno, però, controlla. Questi ultimi sono una delle maggiori fonti di emissione di fumi con alte concentrazioni di polveri. Per quantificare queste emissioni l’Arpav ha commissionato ad un’azienda specializzata (Demetra) per aggiornare l’indagine campionaria per stimare il consumo di legna, pellet e altre biomasse vegetali, negli impianti domestici (stufe, caminetti, ecc.) e le pratiche di combustione. ««Secondo le nostre stime – spiega Salvatore Patti, responsabile dell’Osservatorio Aria dell’Arpav – in Veneto la combustione domestica di biomasse legnose in caminetti e stufe rappresenta la principale fonte di emissione di materiale particolato con il Pm10 e il Pm2,5, con un contributo percentuale pari al 46% e se si considerano Se si considerano le emissioni regionali di idrocarburi (Ipa), compreso il cancerogeno benzo(a)pirene, il peso dell’utilizzo domestico di legna è ancor più rilevante in termini percentuali, attorno al 71% secondo l’Ispra». —

Gianni Favarato

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