Piazza San Marco a Venezia, masegni a rischio: le ferite alle pietre preziose della città

VENEZIA. Emergenza masegni. Le pietre di San Marco, storia antica della città d’acqua, sono in stato pietoso. Schegge, buchi e vere proprie voragini tra una lastra e l’altra. Spesso con danni gravi anche alla preziosa pietra d’Istria. Un’emergenza di cui nessuno si occupa. L’allarme non è di oggi. Ma adesso la situazione si è aggravata, complici l’incuria e la terribile serie di acque alte che negli ultimi mesi hanno invaso la Piazza anche due volte al giorno.
Percorrendo l’area marciana in questi giorni di pandemia e assenza di visitatori e di persone, le linee architettoniche risaltano nella loro bellezza. Ma anche i guai provocati dal tempo e dall’uomo.
In Piazzetta, tra le due colonne di Marco e Todaro, simbolo della città d’acqua, sono centinaia i pezzi mancanti. Triangoli grigi saltati, tra una pietra e l’altra. Erosione che ha portato in qualche caso anche alla distruzione della pietra d’Istria, il margine bianco del disegno del pavimento ideato nel Settecento da Andrea Tirali. Una vera opera d’arte sotto i piedi, in larga parte conservata con i pezzi originali.
Poi sono arrivati i palchi pesanti e le impalcature, gli attrezzi poco adatti alla delicatezza delle superfici in marmo e trachite. E la mancata manutenzione. Da decenni si parla della necessità di proteggere la pavimentazione. Ma i progetti sono fermi. Intanto l’acqua salsa entra ed esce, e si porta via la sabbia fra una pietra e l’altra, provocando danni a catena.
Manutenzione non facile. Perché certo non si potranno ripetere gli errori degli ultimi anni, con molte lastre in trachite sostituite da più modesti e anonimi quadrati in cemento grigio. In qualche caso rappezzati con calcestruzzo e acciaio per i nuovi cavi di luce e telefono. San Marco è un’altra cosa. Sotto gli occhi del mondo. E in questo caso anche sotto i suoi piedi, essendo calpestata (prima del virus) da decine di milioni di piedi ogni anno. Non è soltanto usura “meccanica”. Nei giorni della forzata chiusura di bar e ristoranti restano ben visibili in Riva degli Schiavoni buchi e strutture fisse per i pali dei plateatici coperti. Occupazione di suolo pubblico e in questo caso anche del sottosuolo.
Ma l’emergenza adesso è la Piazza San Marco e l’intera area marciana. Chi deve intervenire? Il Comune, il Provveditorato alle Opere pubbliche, la Soprintendenza. Da tempo i fondi della Legge speciale per la manutenzione sono stati bloccati. Dirottati tutti alla grande opera del Mose. Adesso nell’ultimo Comitatone, il Comitato misto per la Salvaguardia introdotto con la Legge Speciale del 1984, la promessa è quella di stanziare 40 milioni l’anno per la città.
Altri 60 sono destinati al Provveditorato, ma per opere in laguna. Nei fondi del Mose poi ci sono i finanziamenti anche per San Marco e per la sua pavimentazione. Progetti di cui si discute da trent’anni. Adesso di nuovo sul tavolo. Come quello delle barriere, per la difesa della Basilica.
E quello dell’insula di San Marco. Un accordo di programma tra Procuratoria, Comune e Provveditorato sarà sottoscritto a breve, anche per decidere di chi deve essere la competenza sulla manutenzione delle opere una volta che saranno completate. Ma intanto la manutenzione della Piazza è stata abbandonata. E il «Salotto del mondo» perde i pezzi. Con danni che si moltiplicano ad ogni acqua alta. «E’ necessario intervenire con urgenza», è l’appello degli studiosi e della Procuratoria. Perché i masegni senza interventi urgenti sono destinati alla distruzione. —
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