Il patriarca di Venezia sullo youtuber al Piraghetto: «Aggressività diffusa e clima inaccettabile»

Francesco Moraglia ha definito inaccettabile la provocazione con il panino alla mortadella durante la preghiera degli islamici al Piraghetto a Mestre. Sulla moschea: Se una religione è rispettosa dell’umano e dei soggetti più fragili, allora ha diritto ad avere un luogo di culto»

Maria Ducoli
Il patriarca Francesco Moraglia
Il patriarca Francesco Moraglia

«La violenza non ha colore politico. Non è né di destra né di sinistra. È violenza e basta e come tale va condannata». Il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, va dritto al punto rispetto alla rissa che lo scorso sabato ha trasformato campo San Bartolomio in un’arena e definisce «inaccettabile» la provocazione con il panino alla mortadella durante la preghiera degli islamici al Piraghetto.

A Mestre parco Piraghetto off limits per l’ennesimo youtuber: manifestazione vietata
Carabella durante il blitz con il panino al prosciutto alla preghiera dei musulmani

Si tiene lontano dalle fazioni e condanna la violenza, il patriarca. «Se poi», dice, «ci sono degli schieramenti politici che sposano la violenza che, a sua volta, diventa una forma politica, allora sono da condannare».

Moraglia si dice preoccupato per il clima generale, per quello che sembra essere diventato il tempo della rabbia. «La violenza è entrata nel panorama geopolitico», dice, «tra le guerre che si moltiplicano e la violenza che arriva nelle nostre città ma anche nelle nostre famiglie, in cui donne e bambini sono i più vulnerabili».

Conflitti, microcriminalità, violenza urbana, ma anche femminicidi: per Moraglia sono tutte facce della stessa medaglia, quella che vede un’escalation di aggressività che sembra pervadere ogni dimensione della nostra società.

«In questo momento c’è un clima inaccettabile», aggiunge il patriarca, basta guardare ciò che quotidianamente ci dice l’informazione. Non parlo di canali social specializzati nel distorcere le notizie», precisa, «ma dei mezzi di comunicazione tradizionali. Vedere un telegiornale, oggi, è inquietante. Non solo per ciò che accade a livello geopolitico internazionale, ma anche per i fatti di cronaca che avvengono nelle nostre città. Vuol dire che sta prendendo piede un atteggiamento di questo tipo in ogni sfera sociale».

Parlando dei temi caldi in città, Moraglia ha ribadito il suo invito al dialogo rispetto alla questione della moschea a Mestre. «Se una religione è rispettosa dell’umano e dei soggetti più fragili, allora ha diritto ad avere un luogo di culto». Il dito è puntato contro Simone Carabella, lo youtuber che ha disturbato i musulmani in preghiera e che ha ricevuto un Daspo. «La provocazione è qualcosa di inaccettabile», dice, «perché crea divisioni e rischia di dare origine a un clima sociale che in questo momento è molto pericoloso».

E il pensiero di Moraglia va anche alle donne vittime di femminicidio, un’altra piaga del nostro tempo. Tra le ultime vittime, la veneziana Tania Terrin, uccisa lo scorso agosto dall’ex fidanzato Dino Keber che, dopo averla soffocata, si è a sua volta ucciso.

«Se si arriva a un femminicidio», riflette Moraglia, «chissà quante forme di costrizione ci sono state prima, senza mai emergere. Ed è in queste situazioni che dobbiamo recuperare e rimettere al centro i principi fondamentali, cioè il rispetto dell’altro». Moraglia punta il dito anche contro quelle trasmissioni che, ormai a ogni ora del giorno e della notte, fanno della cronaca nera una spettacolarizzazione continua, trasformando il dolore delle famiglie in un contenuto da vendere al pubblico. «Vediamo continuamente in televisione scene in cui gli ospiti urlano e non lasciano parlare gli altri, senza contare che si polemizza senza fare alcun ragionamento. Ecco, queste sono delle cattive scuole, perché educano i più fragili a comportarsi nello stesso modo».

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia