Ospedale dell’Angelo, ampliamento al bivio: servono 60 milioni per avviare il progetto

Zuin (Ulss 3): «Siamo in attesa di un confronto con la Regione. Pensiamo in grande: non ha senso spendere 58 milioni quando il nostro ospedale ha bisogno di molto più spazio»

Eva Franceschini
L'Ospedale dell'Angelo
L'Ospedale dell'Angelo

Il progetto di ampliamento dell’ospedale dell’Angelo è ad un bivio: accontentarsi realizzando l’Angelino, con un allargamento parziale degli spazi, o ambire ad una trasformazione del nosocomio in una struttura ben più grande, con il raddoppio dei costi, che passerebbero da 60 a 120 milioni? La domanda, al momento, non sembra avere una risposta chiara: ci vorrà del tempo per capire.

Dove siamo rimasti

Le ultime notizie rispetto al destino dell’ospedale dell’Angelo risalgono allo scorso dicembre quando, dalla dirigenza, si teorizzava l’avvio della gara d’appalto per i lavori, di li a poco (febbraio 2026), per poi arrivare alla consegna della struttura non prima del 2030.

E quest’ultima ipotesi è, attualmente, l’unica certezza disponibile: visto lo stato dell’arte, l’idea di veder realizzato l’ampliamento dell’ospedale in data antecedente il 2030 rimane, appunto, un pensiero. Il progetto iniziale prevede una nuova struttura di supporto, pari a circa un terzo dell’ospedale attuale, per riorganizzare e alleggerire i reparti esistenti. L’intervento avrebbe una dotazione di 58 milioni di euro, all’interno del programma regionale di edilizia sanitaria 2025–2027.

Doppio ampliamento

Ora, la dirigenza si è fatta più ambiziosa e coglie il nulla di fatto di questi mesi per avanzare un proposta decisamente più impegnativa: anziché pensare di allargarsi solo un po’, perché non immaginare un ospedale dell’Angelo rimesso a nuovo e molto più grande? «Stiamo cercando di spingere con le istituzioni per arrivare ad un risultato più efficace e necessario alla cittadinanza», spiega il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, Massimo Zuin, «i 600 posti letto possono diventare di più e rispondere ai bisogni di un territorio che ha esigenze diverse e che merita un ospedale adeguato». Un idea che, però, avrà bisogno di un supporto economico diverso da quello iniziale.

Per la precisione, doppio: «Un ampliamento fatto bene, con la sistemazione di diversi reparti come la dialisi, ha bisogno di almeno altri 60 milioni», prosegue Zuin, che aggiunge: «Siamo consapevoli che i tempi si allungheranno rispetto all’idea iniziale, ma non ha senso procedere con un progetto che servirebbe solo in parte a soddisfare le necessità che ci sono». Ora, quindi, la palla passa alla Regione e alle istituzioni statali, che avranno il compito di valutare la richiesta e decidere se stanziare o meno il doppio della cifra prevista l’anno scorso.

La progettazione

Per il momento, tutto resta immobile e l’azienda che sta procedendo con lo studio del progetto non si sbilancia: «Stiamo lavorando alla soluzione e procedendo con le attività di progetto», dice Mauro Gallinaro, il referente tecnico della R.T.P. Pool Engineering S. r. l. , con sede a Mareno di Piave (Treviso), «stiamo facendo verifiche e esaminando la struttura esistente, tenendo come riferimento il quadro economico attuale», ovvero quello dei 58 milioni, l’unico certo al momento. «Nelle prossime settimane è prevista la consegna del progetto, alla quale dovrà far seguito una gara per l’appalto dei lavori. Sono prassi normali, siamo in fase di affidamento». Ma per quale opera? La domanda continua a restare aperta, anche se il direttore generale Zuin si dichiara fiducioso: «Si tratta di avere buon senso e cercare un dialogo costruttivo con la Regione e con le strutture statali. È un’azione diplomatica necessaria, per poter avviare i lavori di un’opera che Mestre e tutta la provincia attendono da tempo.

Non ci pronunciamo sul futuro, perché ritengo sia indispensabile attendere il momento migliore per un confronto produttivo sul reperimento delle risorse che mancano. Certo, avviare ora un’opera di portata inferiore quando si può raggiungere il risultato ottimale, non ha senso. Quindi aspettiamo».

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