Notti di coltelli e risse a Mestre, negozianti esasperati: «Sono sempre i soliti»
Dopo l’ennesima rissa con coltelli in Calle del Sale, cresce la protesta dei commercianti del centro di Mestre. Il titolare del Garden Bar: «Gestisco il locale da pochi mesi, ora basta: lo cedo»

«Mia moglie è incinta, per fortuna sabato c’ero io e non lei al locale, quando sono spuntati i coltelli».
All’interno del Garden Bar di Calle del Sale, c’è sconforto. La giovane coppia che ha preso in gestione il bar, deve vedersela con le risse come quella di sabato, quando un romeno e un tunisino si sono affrontati a suon di colli di bottiglia rotti e lame, ma soprattutto con una clientela che il titolare, un ingegnere francese, cerca di tenere lontana dal suo plateatico. «Sto cercando di vendere», dice.
Nonostante abbia preso in gestione il locale, da appena qualche mese, se ne è già pentito. Sabato, quando i due si sono affrontati, era ancora aperto. «Ho dovuto chiudere subito», racconta, «non è una bella situazione, già c’è poco lavoro, quello che rimane lo rovinano loro».
E chi crede in Mestre e decide di puntare sulla città, viene smentito da un’etichetta difficile da smarcarsi di dosso. L’area tra via Fratelli Rondina, piazzetta Lazzari, via Allegri e Calle del Sale, cambia pelle dal giorno alla notte.
«Sono sempre i soliti, sempre loro che se le suonano. Il problema sono le frequentazioni» spiegano dal bar Giacomuzzi, «abbiamo ripulito questo angolo con un grande lavoro, e non è stato facile, cerchiamo di non far entrare certe persone. All’inizio venivano, poi hanno desistito. Le forze dell’ordine ci hanno persino consigliato di far pagare di più alcuni soggetti, per incentivarli a non tornare. Ma questo non rientra nella nostra politica».
Proseguono: «Eppure sappiamo cosa accade, abbiamo le telecamere puntate e al mattino vediamo i video delle persone che qui fuori, tra i tavoli e le sedie, la sera si drogano: giovani, adulti. Vanno mandati a casa». Scuotono la testa.
«Così ci fanno chiudere»
Gli occhi puntati addosso, i locali li hanno già avuti a inizio gennaio, dopo l’omicidio a sangue freddo del giovane bartender Sergiu Tarna. L’Esquina De Luxe, il bar davanti al quale è avvenuta la rissa, stava chiudendo quando sono iniziati a volare bicchieri ed è spuntato il coltello, ma alcuni clienti erano seduti fuori. Il bar inizia a chiudere sulle 19.30 da sei mesi a questa parte, ma chi vuole può rimanere a consumare mentre i dipendenti sistemano. Ed è allora che è avvenuta la rissa, tra i tavoli del locale.
«Forse il coltello glie lo ha dato un connazionale, magari lo aveva nascosto dentro lo scooter», dicono.
I cinesi che hanno rilevato il Chiringuito di via Fratelli Rondina, i quali più volte hanno subito i danni di stranieri che si azzuffano davanti e prendono le sedie del loro plateatico, alzano le braccia al cielo. «Voi italiani», dicono, «dovete fare qualche cosa». Anche i fratelli di Chocolat, che affaccia nella stessa piazzetta, hanno più volte lanciato l’allarme, dopo le risse avvenute davanti a Zak’s, il locale di via Allegri passato di mano tra varie gestioni, tutte straniere. E sempre da Chocolat due dipendenti sono stati aggrediti con lo spray al peperoncino pochi mesi fa. «Il city manager potrebbe essere un’ottima idea, e un coordinamento tra negozi può servire a contrastare questi episodi» spiegano dal bar gelateria.
L’ex emeroteca di via Poerio è in posizione più centrale, ma un dipendente è stato minacciato da alcuni sbandati, poco tempo fa. E le forze dell’ordine hanno consigliato di chiudere a doppia mandata la parte laterale, perché nell’area verde di proprietà che corre lungo la chiesa, la sera si riuniscono malintenzionati.
Wasim Haque, cittadino italiano di origine bengalese, dal suo supermarket di via Carducci, chiede aiuto: «Ho un’attività in corso del Popolo e una in zona Carducci, ma non cambia. Noi commercianti siamo stufi, con questa gente i clienti scappano, sia i mestrini che i turisti. E noi abbiamo famiglia: queste persone sanno solo ingaggiare risse, spaventando la gente e rovinando la piazza».
Il bar Alla Moretta lascia
Da calle del Sale a via Palazzo, è un salto. E proprio qui la movida mestrina è nell’occhio delle forze dell’ordine, questura e prefettura, sulla scorta delle risse avvenute negli scorsi mesi, in particolare quella dell’11 aprile, che ha visto una risposta dura.
Il bar Alla Moretta, dopo i 15 giorni di chiusura ordinati dalla Questura e l’ordinanza di limitazione dell’orario di somministrazione per oltre un mese, avrebbe potuto riaprire a fine maggio. Ma ieri è spuntato un cartello affisso alla porta del locale che avvisa la clientela di un «Cambio gestione».
Se prima il cartello diceva “chiuso per malattia”, ora Cristina Tihaia, la titolare arrestata non più di una decina di giorni fa per resistenza a pubblico ufficiale dai carabinieri, ha passato la mano. Uno a zero per le forze dell’ordine.
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