Gas, prezzi alle stelle: le aziende di Murano in ginocchio

Masat (Confartigianato): «Le aziende sono a rischio: se i costi non diminuiscono, molte realtà potrebbero andare al tappeto in sei mesi». E intanto c’è già chi pensa a spegnere parte dei forni

Eva Franceschini
Vetrai di Murano al lavoro
Vetrai di Murano al lavoro

L’aumento del costo del gas si sta abbattendo come una scure sulle imprese artigiane del vetro di Murano, che «rischiano di chiudere entro sei mesi».

L’allarme parte dalla Confartigianato di Venezia: l’associazione rileva una situazione drammatica per il settore, costituito da 80 imprese con circa 600 addetti totali, capaci di generare un fatturato complessivo di 150 milioni di euro, che diventano 200 considerando l’intero indotto. Ai costi di produzione insostenibili legati alla crisi energetica, si aggiunge la difficoltà nel portare a compimento il passaggio generazionale, tema non nuovo al comparto che, soprattutto ora, fatica ancora di più nell’attrarre e impiegare i giovani.

«Le vetrerie sono tra le attività più energivore», spiega il direttore di Confartigianato Venezia, Matteo Masat, «il costo del gas per mantenere accesi i forni è quello che incide di più ed è passato da 0,45 euro per metro cubo a fine 2025 al prezzo di oggi, che si attesta a 0,90. Questo aumento sconsiderato porta a bollette da capogiro, cifre che mettono a rischio la sopravvivenza delle imprese artigiane».

Secondo i dati forniti dall’associazione, da una bolletta media di 20.000 euro, si arriva anche a 250.000 euro al mese, con un aggravio di spesa che mette gli artigiani nella delicata e indesiderata posizione di dover individuare strategie per restare a galla, tra le quali la chiusura temporanea di uno o più forni: «Oltre a costare minimo 15 mila euro, la chiusura di un forno comporta necessariamente una produzione ridotta. Quindi, la scelta, a un certo punto, si dirige sul capire quale sia il danno minore: chiudere i forni per contenere le spese, ma rischiare di non ottemperare ai contratti con i committenti e pagare le penali, o proseguire nell’attività sperando che i costi del gas rientrino?».

Questo è il dilemma: «I contratti vengono sottoscritti almeno sei mesi prima e, ovviamente, non è possibile intervenire sul prezzo finale, aumentandolo al cliente», prosegue il direttore Masat, «di conseguenza, le imprese sono di fronte ad un bivio irrisolvibile e sono costrette a subire l’incertezza che deriva dalla fluttuazione dei costi dell’energia, della quale non si vede la fine».

La crisi è uno spettro già incontrato dal settore nel periodo post Covid-19 ma, ad aggravare la situazione, è appunto la totale impossibilità di prevedere il futuro: «Il vetro di Murano è come un animale in via di estinzione e in questo momento le aziende non sanno davvero come comportarsi», dice Masat, «stiamo cercando soluzioni strutturali, insieme a Regione e governo, per mettere le imprese al riparo dagli effetti dell’aumento dei prezzi, prevedendo, ad esempio, delle forme assicurative in caso di emergenze, come quella che si sta verificando oggi».

I dati più recenti

Nell’arco dei soli ultimi sei mesi di conflitto tra Usa e Iran, tra febbraio e agosto 2026, in Veneto, l’indice dei prezzi al consumo di elettricità, gas e altri combustibili domestici ha registrato un’impennata del +14,8% (+11,4% la media nazionale).

Secondo l’Ufficio studi di Confartigianato, la crescita cumulata dei prezzi retail dell’energia vede il gas salire del +13,5% e l’elettricità del +10,1%, staccando nettamente l’inflazione rilevata nello stesso periodo e pari al 2,8%. Un grosso problema per imprese e famiglie, obbligate a sottostare a questi aumenti, legati a speculazioni più che a problemi contingenti.

Nella classifica regionale dei rincari dell’energia, tra febbraio e agosto, il Veneto, con i suoi 216 milioni in più di spesa, è al secondo posto a livello nazionale, superato solo dalla Lombardia con +329 milioni. L’andamento non è positivo nemmeno a livello provinciale, dove Venezia è all’ottavo posto della classifica nazionale, con +34 milioni in sei mesi (+14,9%), rispetto allo stesso semestre dell’anno scorso.

L’industria

L’aumento dei costi diventa ancora più emblematico spostando l’attenzione dalle piccole e medie imprese ad una dimensione industriale: è il caso della Effetre, azienda della provincia di Venezia specializzata nella produzione di semilavorati in vetro dedicati a vetrai, artisti e perlieri.

«Insieme a Barovier e Venini, siamo tra le imprese che consumano più gas», spiega il titolare Cristiano Ferro, «per quanto riguarda noi, siamo nell’ordine del milione di metri cubi all’anno, una quantità importante che comporta costi ingenti. In poco più di sei mesi, il prezzo del gas è raddoppiato, così come le bollette che dobbiamo pagare, passate da 60.000 euro al mese a 110.000». La Effetre produce semilavorati come murrine, canne e bacchette di vetro e lastre, che vengono acquistati dai maestri vetrai o dai laboratori artigianali come materia prima avanzata, per essere ulteriormente tagliati, decorati, e modellati nel prodotto finale.

«Produciamo grossi quantitativi di semilavorati e le conseguenze dell’aumento dei prezzi le abbiamo sotto agli occhi», prosegue Ferro, «Stiamo attraversando una crisi simile a quella vissuta nel periodo post Covid-19, ma forse c’è una componente di incertezza che pesa ancora di più. Rispetto al prezzo della materia prima, siamo vicini alla soglia di 1 euro per metro cubo, un indicatore che segnala se sia conveniente continuare a produrre o meno».

Le prossime settimane saranno determinanti e Ferro aggiunge: «La speranza è che questo limite soglia sia temporaneo e che possa scendere rapidamente al di sotto della cifra di 1 euro. Se, invece, dovesse confermarsi o addirittura aumentare ulteriormente, significherebbe mettere seriamente in dubbio la continuità aziendale. L’incertezza è un problema enorme, perché non consente alle imprese di organizzarsi per far fronte nel modo migliore agli scenari del futuro».

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