Il Mose diventa proprietà dello Stato: soldi per la manutenzione garantiti
Per decreto legge la gestione dell’opera ricadrà sull’Autorità. Rossetto: «Svolta importante, grazie al ministero»

Il Mose entra a far parte del “patrimonio indisponibile dello Stato, consegnato in uso governativo all’Autorità per la laguna”. Un decreto legge approvato dal governo (il numero 32 dell’11 marzo scorso) stabilisce che la grande opera da oggi in poi è di proprietà dello Stato.
E dovrà essere gestita dall’Autorità per la laguna. Non è un passaggio di poco conto. Perché in questo modo lo Stato si impegna a garantire per il futuro i finanziamenti per la manutenzione del sistema, i cui lavori volgono al termine, conclusione e collaudi previsti entro giugno. Si stabilisce anche che la giurisdizione sull’opera e il suo funzionamento è in capo all’Autorità e non invece ad altri enti come Comune, Regione, Autorità portuale.
«Le nostre decisioni saranno sempre concertate, frutto di un confronto aperto con tutti», dice soddisfatto il presidente Roberto Rossetto. Che ringrazia il governo «per aver fissato questo caposaldo nel processo avviato il 12 febbraio col decreto di piena operatività. Ringrazio anche il ministro per le Infrastrutture Matteo Salvini, che ha avviato il trasferimento del personale dal Provveditorato alle Opere pubbliche all’Autorità della laguna».
Cosa comporta il passaggio allo Stato
Una svolta, conferma Rossetto, perché così «nel bilancio dello Stato ci sarà sempre una posta per il finanziamento del Mose e la sua manutenzione».
Un punto sempre critico, visti i ritardi con cui si stanno controllando e ripulendo le paratoie sott’acqua da 13 anni. Entro l’anno dovrebbero esserne messe all’asciutto altre sei, a cura delle imprese del Mose. Così, insieme a quelle già ripulite da Fincantieri, si arriverà a 10-12 sulle 78 nel fondo del mare.
Nei programmi dell’Autorità adesso c’è la gara per la manutenzione futura, (costi almeno 100 milioni anno) attenta alle nuove tecnologie. Ma la situazione è ancora complicata. Anche visto il superlavoro a cui è stato sottoposto il Mose nei primi due mesi dell’anno. Sollevato 30 volte, un giorno sì e un giorno no, qualche giorno anche due volte. In soli due mesi azionato venti volte più di quanto era previsto nel progetto si dovesse fare in un intero anno.
Il clima che cambia
I cambiamenti climatici sono già qui. E il livello del medio mare registrato in febbraio corrisponde già a quello previsto tra 15 anni, nel 2040. Entro la fine del secolo il mare si alzerà di circa un metro. E l’emergenza diventerà quotidiana. Allora non basterà nemmeno il Mose, che non si può chiudere tutti i giorni per i costi, l’usura dei materiali, i danni alla laguna e all’attività del porto. E occorrerà puntare anche su interventi alternativi, proposti dagli scienziati indipendenti già vent’anni fa . «Non abbiamo ricette o soluzioni», dice Rossetto, «stiamo consultando i soggetti interessati e gli esperti. Adesso saranno gli scienziati a doverci dare delle soluzioni, e noi ci impegneremo a metterle in pratica».
Si parla dei rialzi della città, dei lavori per le insulae per isolare parti della città dall’acqua. E anche di interventi da fare in laguna per limitare le portate e il livello delle acque. Secondo studi avviati nei primi anni Duemila dal Comune con gli interventi “alternativi” si possono abbattere fino a 20 centimetri di acqua alta. In questo modo per le acque medio alte non ci sarebbe più bisogno del Mose, che rimarrebbe a disposizione per le maree eccezionali. —
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