Mose due anni per le prove e gli impianti Al lavoro per riparare le “criticità”

Due anni di prove. Il Mose non è concluso, e le sperimentazioni del sistema, intensificate in questi giorni, si concluderanno solo alla fine del 2021. Un anno sarà necessario per le prove in condizione di mare agitato. Gli impianti definitivi e le telecomunicazioni, saranno pronti solo nel giugno del 2021. Prima di quella data, le dighe non potranno essere azionate in caso di acqua alta eccezionale. Lo hanno ribadito in questi giorni i tre amministratori straordinari del Consorzio Venezia Nuova (Giuseppe Fiengo, Francesco Ossola e Vincenzo Nunziante) con una memoria tecnica inviata al ministero. «Le prove hanno lo scopo di comprovare la rispondenza dell’eseguito allo scopo dell’opera», scrivono. Dopo l’acqua alta straordinaria dell’11 novembre, con la marea a 187 centimetri, il mondo ha riscoperto il Mose. Così i giornali europei, le televisioni. Domenica sera il servizio speciale delle Jene su Italia 1. Giulio Golia ha provato a raccontare «le condizioni in cui versa il Mose, opera da 5 miliardi e mezzo sott’acqua». Sabbia e detriti, alette delle paratoie danneggiate con tre elementi che non sono mai tornati a posto dopo le prove del 2016.
Il Consorzio conferma. E adesso ha avviato un’attività di monitoraggio per ripulire e sistemare le 21 paratoie della barriera di Treporti, le prime a essere posate sul fondo nel lontano 2013. Si dovranno sistemare e ripulire.
Come le cerniere, altro punto critico. Costruite dalla Fip di Padova – gruppo Mantovani – dovevano durare cento anni ma sono in parte corrose e da sostituire.
Un blocco di criticitià che la Nuova ha segnalato due anni fa. Guai tecnici scoperti dalla gestione commissariale e segnalati al ministero e all’Anac di Cantone. Dieci punti neri dove mettere le mani. Spesa totale, circa 100 milioni di euro. La stessa cifra che sarà più o meno necessaria ogni anno per la gestione e manutenzione del sistema.
Le prove del Mose dunque dovranno andare avanti per i prossimi due anni. Quella della notte del 2 dicembre, a cui hanno assistito anche il sindaco Luigi Brugnaro e un gruppo di visitatori in barca guidati dall’ex direttore del Centro informativo del Consorzio Giovanni Cecconi, non erano le prime e non saranno le ultime. «Abbiamo fatto almeno 30 prove di sollevamento delle paratoie», dice il Consorzio.
Riflettori accesi. La politica vuole dare segnali. «Il Mose è finito al 93 per cento, bisogna finirlo al più presto», i commenti. Così il governo ha nominato la commissaria Sblcca Cantieri, l’architetto Elisabetta Spitz (ma il Decreto di nomina ancora non è stato registrato). Il ministro dele Infrastrutture Paola De Micheli ha annunciato la nomina come provveditore alle Opere pubbliche di Cinzia Zincone, viceprovveditore di Roberto Linetti, in pensione dal 1 dicembre. Ma anche in questo caso il Dpcm, il decreto di nomina, non c’è. Si dice in attesa di verifiche dopo l’annunciato ricorso degli esclusi che avevano presentato i curricula. «Non ha la laurea in ingegneria», dicono.
Intanto i lavori e le prove vanno avanti, gestite dal Consorzio dei commissari con la supervisione del rientrato progettista del Mose, l’ingegnere della Tecnhnital Alberto Scotti. Il governo ha assicurato che i 380 milioni mancanti saranno stanziati. E saranno sbloccati anche i 551 già disponibili, necessari per le prove e gli impianti. —
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