Mose, ecco l’intesa anti hacker contro gli attacchi informatici

Il protocollo è stato siglato tra la polizia postale e il Consorzio Venezia Nuova. L’intesa prevede anche la formazione del personale per individuare i pericoli

Marta Artico
I cassoni del Mose
I cassoni del Mose

Prevenire gli attacchi informatici al sistema del Mose e innalzare il livello di protezione, siglato un protocollo d’intesa tra la Polizia di Stato e il Consorzio Venezia Nuova. Presenti mercoledì 11 marzo alla firma, il questore, Antonio Sbordone, il dirigente del Centro operativo per la sicurezza cibernetica del Veneto, Tiziana Pagnozzi e il commissario liquidatore del Consorzio Venezia Nuova, Massimo Miani.

«Conosciamo tutti la delicatezza e la criticità della situazione dell’acqua alta a Venezia, per questo il Mose viene considerato tra le infrastrutture critiche, proprio per le criticità che possono verificarsi in caso di un attacco informatico», ha spiegato Sbordone «dobbiamo fare il possibile per tutelare e difendere questa infrastruttura: oggi gli attacchi avvengono a vari livelli, soprattutto attraverso la rete la cibernetica, quindi dobbiamo attrezzarci. Abbiamo specialisti che stipulano questi protocolli d’intesa per mettere a disposizione le competenze che hanno per la difesa delle infrastrutture critiche».

Il dirigente del Centro per la sicurezza cibernetica, Tiziana Pagnozzi, ha sottolineato l’importanza del dialogo: «Il protocollo ci consente di mettere in atto un intervento incisivo dal punto di vista della prevenzione, che è fondamentale, per quanto impegnativa: creiamo delle barriere e comunichiamo alle aziende le strategie per far partire la difesa».

Imprescindibile la formazione del personale: «Spieghiamo al personale cosa deve e cosa non si può assolutamente fare, creando un vero e proprio format ad hoc, è importante il dialogo, perché noi garantiamo un intervento in caso di necessità, ma dall’altra parte l’azienda deve fornirci tutti gli elementi, anche quando l’attacco non va importo, perché ciò ci consente di estrapolare un intervento che ci serve per altre attività, essendo un mondo in continua evoluzione».

Le tecniche dei pirati informatici? «Cercare delle falle, dei buchi dove ci si può inserire nei sistemi informatici per capire informazioni o paralizzare il sistema che si va a colpire». Miani ha fatto il punto sul Mose: «Il protocollo è uno degli ultimi tasselli per preparare l’opera da consegnare allo Stato, visto che è conclusa e sta funzionando, e nell'arco di quest’anno faremo la consegna all'Autorità della laguna, il percorso è quasi concluso». Ha proseguito: «Si tratta di un’opera incredibile, costruita bene, che ha dimostrato di funzionare. Senza la città avrebbe avuto grossi problemi. Le prospettive dicono che il Mose tra parecchi anni avrà bisogno di qualcos’altro, quindi l'Autorità dovrà studiare gli interventi successivi. Oggi dobbiamo essere contenti che esiste, altrimenti nell’ultimo mese la città sarebbe stata sempre sott’acqua».

Infine: «Il collaudo funzionale terminerà a metà giugno, la consegna è complessa e avverrà entro quest’anno». Rispetto alle alzate? «Non ci saranno cambiamenti in questi mesi, speriamo l'acqua alta ci dia tregua: non siamo noi a stabilire le quote di alzata, il tema è conciliare gli interessi della cittadinanza e l’attività economica del Porto, non spetta dunque a me dirlo». Stress test superato, dunque? «L’opera risponde bene, è un lavoro impegnativo, ringrazio tutti quanti lavorano giorno e notte».

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