La crisi globale morde più di 2.400 tute blu nel Veneziano
Lo studio Cisl sul settore metalmeccanico: «Automotive in forte difficoltà, ci saranno ricadute sulle famiglie». Da Superjet a Speedline passando per Aprilia e Lafert: la mappa delle difficoltà

Sono 2.411 i lavoratori metalmeccanici nel Veneziano che indirettamente stanno subendo le conseguenze delle guerre e della situazione geopolitica generale. Un numero preoccupante che comprende, tra gli altri, gli operai della Speedline, Fantic Moto, del Gruppo Piaggio (Aprilia) tra Noale e Scorzè, della ex Ilva di Marghera, della Lafert e della Peg Perego di San Donà di Piave, fino ad arrivare a Capgemini di Marcon e SuperJet International di Tessera.
Una situazione che emerge dall’elaborazione della Cisl di Venezia, su dati della Fim Cisl nazionale, rispetto alle crisi aziendali del settore metalmeccanico nel primo semestre del 2026, che vede coinvolti complessivamente 105.000 lavoratori.
Le difficoltà globali
«Le dinamiche geopolitiche che si stanno sviluppando in Medio Oriente non aiutano il mercato in generale e, ancor meno, quello delle due ruote e dell'automobile», dice il segretario generale della Fim Cisl Venezia, Matteo Masiero.
Il conflitto russo-ucraino con tutte le conseguenze che comporta, le difficoltà logistiche, con gli stretti non sempre navigabili (vedi quelli di Hormuz e Suez), l’aumento dei costi di produzione, le problematiche legate all’approvvigionamento delle materie prime, la politica di Trump, caratterizzata da cambi repentini nelle decisioni sui dazi e la crisi generalizzata dei consumi, portano con sè effetti pesanti sulle aziende italiane e, nello specifico, veneziane.
Per quanto appaiano lontane, «gravano in modo molto pesante sulle scelte strategiche delle aziende», prosegue Matteo Masiero, che aggiunge: «Le regioni maggiormente colpite sono quelle ad alta industrializzazione, come il Veneto, ad esempio, che vede crescere le ore di cassa integrazione, specie nei settori legati a macchinari e impiantistica industriale, automotive, elettrodomestico, siderurgia, biciclette, minuteria metalmeccanica e lavorazioni siderurgiche».
La situazione delle aziende in crisi
Entrando nello specifico, in Speedline a Santa Maria di Sala (270 lavoratori) la situazione è ancora in stallo, dopo la cessione al gruppo torinese Sigit avvenuta lo scorso luglio. Si sta usando in modo importante la cassa integrazione guadagni straordinaria. Entro fine ottobre, Sigit dovrebbe presentare il piano industriale e a inizio novembre ci sarà un incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Sempre nel Salese, permangono preoccupazioni per Fantic Motor (110 lavoratori): dopo la composizione negoziata, il rilancio dipenderà, in parte, dall’andamento del mercato. Itallak (20 dipendenti) sta usando la cassa integrazione e ha attivato una procedura di uscita volontaria incentivata. Se non dovesse arrivare un nuovo investitore, il rischio è la chiusura e lo spostamento a Mantova.
A Scorzè, la Da Lio Spa (120 dipendenti), costretta a confrontarsi con un mercato complicato, sta facendo uso parziale della cassa integrazione ordinaria. «La situazione è più complesso alla Unus International Spa di Rivale di Pianiga (16 dipendenti)», dice il segretario Masiero, «sempre nel settore dell’automotive, dove servono interventi importanti per salvaguardare industria e occupazione».
Aprilia (600 lavoratori tra Noale e Scorzè) fa capo al gruppo Piaggio e continua a misurarsi con un mercato delle due ruote in contrazione e competitivo: pur considerando positivo lo sforzo che il gruppo sta facendo nel settore del racing, dove si sono raggiunti ottimi risultati, la Fim Cisl Venezia sottolinea «come la traduzione di quanto fatto nelle piste non ha un’immediata ricaduta sulle vendite, impedendo alla casa di Noale l’assoluta tranquillità».
Il sito veneziano dell’ex Ilva a Marghera, inoltre, conta 45 lavoratori ed è coinvolto, come tutto il gruppo, in una fase di stallo, con la cigs e l’attesa di un nuovo incontro al Mimit. Nel Veneto Orientale, c’è preoccupazione per ciò che sta accadendo in Lafert (750 lavoratori) e Peg Perego (43 lavoratori), a San Donà.
Nel settore dell’e-commerce, anche la Filoblu (42 lavoratori coinvolti su 114 totali) di Santa Maria di Sala attraversa una fase di sofferenza, con uso della cassa integrazione straordinaria.
Dopo la vicenda di Invest Cloud di Marghera, che si è chiusa in queste settimane con le ultime uscite, si sta monitorando tutto il settore, a cominciare dalla Capgemini (300 lavoratori) con un sito produttivo a Marcon.
Rimane aperta la vertenza di SuperJet International di Tessera (95 lavoratori). Per ora, il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori di Tessera continua ad essere a rischio: «Serve un intervento chiaro del gruppo Leonardo», conclude Masiero, «per ricollocare tutto il personale nei siti di Tessera. Le situazioni geopolitiche internazionali non possono essere pagate dalle famiglie dei lavoratori».
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