L’Accademia ha ricordato Giorgio Trentin incisore

VENEZIA. Se n’è andato con grande dignità, questa estate, recando con sé quella passione politica inverata nell’arte, e viceversa. O meglio, lui non essendo incisore, ma lucido intellettuale che...

VENEZIA. Se n’è andato con grande dignità, questa estate, recando con sé quella passione politica inverata nell’arte, e viceversa. O meglio, lui non essendo incisore, ma lucido intellettuale che amava ripercorrere i periodi di storia dell’arte come storia del pensiero e dell’umanità tutta, di amore per l’arte incisoria. «All’inizio degli anni ’70, quando ho conosciuto Giorgio Trentin alla Bevilacqua La Masa, notai che aveva un interesse pari al mio per il Dürer della Melancolia e de Il cavaliere la morte e il diavolo, che io avevo interpretato in disegno, e che lui mi spinse a provare in calcografia» – dice Gianfranco Quaresimin, uno dei curatori della giornata di studi dal titolo «Incidere, incidere, incidere. Giorgio Trentin tra etica dell’arte e impegno politico» che si è svolta nell’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, curata dalla stessa Accademia e dal Centro di documentazione e ricerca Trentin». Numerosi i convenuti: oltre al presidente dell’Accademia Luigino Rossi e al direttore Carlo di Raco, l’assessore alle Attività culturali del Comune di Venezia, Angela Vettese, la responsabile della Sovrintendenza regionale Lorena Dal Poz ed il Sovrintendente archivistico del Veneto Erilde Terenzoni. Fra gli altri relatori ricordo Nico Stringa, Giovanni Sbordone, Mario Guadagnino, Amerigo Restucci, oltre a chi scrive. L’Accademia ha avuto in donazione prima della morte di Trentin tutto l’Archivio Incisori Veneti nonché più di 4 mila incisioni che, nei lunghi decenni della sua presidenza Trentin ebbe dai diversi artisti. Fu anche presidente per lunghi anni della Fondazione Bevilacqua La Masa, venendo estromesso in modo indegno, come è stato osservato da diversi relatori, fra cui l’Assessore alla Cultura di quegli anni, Paolo Peruzza. E Restucci, sviluppando il concetto di uomo contro corrente, ha sottolineato come la sua sia stata una sorta di battaglia donchisciottesca, avendo come proposito di portare l’arte incisoria, quanto a considerazione, a livello delle altre discipline artistiche. «Ciò che vorrei sottolineare - continua Quaresimin - è il fatto che Trentin apparteneva a quel genere di critici d’arte che amavano, più che produrre teorie, a volte astruse, visitare gli atelier degli artisti e conoscerli ad uno ad uno. Giorgio amava dire spesso che l’odore degli acidi e dell’inchiostro gli prolungava al vita: cosa che è stata vera…».

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