«La moschea è un nostro diritto costituzionale»

Parla il presidente della Comunità islamica di Venezia Al “Momo” un incontro per abbattere i pregiudizi religiosi
Incontro Islam presso Teatro Momo via Dante Mestre. Nella foto da sinistra: Irene Aminah Ricotta, Elio Comarin, Alfredo Maiolese e Mohamed Amin Al Ahbad (Presidente COMIV).
Incontro Islam presso Teatro Momo via Dante Mestre. Nella foto da sinistra: Irene Aminah Ricotta, Elio Comarin, Alfredo Maiolese e Mohamed Amin Al Ahbad (Presidente COMIV).

Si è svolto ieri al Teatro Momo di Mestre il convegno “Storia e principi dell’Islam” organizzato dalla Comunità Islamica di Venezia per rispondere alla carenza di informazione sul vero senso dell’Islam.

Dopo l’apertura dei lavori da parte dell’assessore Roberto Pancera che ha ribadito l'apertura da parte del sindaco alla costruzione di una moschea a Venezia, la parola è passata a Mohamed Amin Al Ahdab, presidente della Comunità islamica.

«L’incontro è nato per rispondere alle tante richieste che ci arrivano – ha detto – per spiegare l’Islam da italiani agli italiani». L’Islam non è nato ieri ma manca un lavoro continuo per dare una corretta informazione. Più cultura significa meno ignoranza e meno islamofobia. Sulla questione della Moschea a Venezia Amin non ha dubbi. «Non è una cosa extra quella che chiediamo ma una richiesta che arriva leggendo la Costituzione italiana che lascia libera religione. Non vorremmo più ritrovarci nei garage o nei capannoni perché una moschea è prima di tutto un centro di cultura e scambio». Al convegno erano presenti musulmani di seconda e terza generazione; italiani sotto ogni aspetto che vedono in Venezia l’antica porta d'oriente e, come ha concluso Amin «una futura piccola Gerusalemme dove convivono le grandi religioni monoteistiche». A sottolineare questo aspetto il dottor Alfredo Faisal Maiolese, Ambasciatore del Parlamento Mondiale per la sicurezza e la Pace e presidente della European Muslimsn league per discutere e confrontarsi a livello mondiale. «Dobbiamo abbattere i muri del pregiudizio e dell’intolleranza a favore delle persone che convivono pacificamente – ha detto Maiolese -. Dobbiamo portare un messaggio di collaborazione e andare oltre ogni confine sotto l'unico ombrello che è Dio». Alla fine un attacco agli estremismi. «Oggi c'è chi vive la religione e chi la usa ai propri fini – ha concluso – invece dobbiamo amarci e confrontarci anche nelle diversità non per combatterci ma arricchirci. Genova e Venezia hanno una storia millenaria fatta di scambi commerciali ma oggi non più culturali e religiosi con il medi oriente».

«Troverai che i più prossimi all'amore per i credenti sono coloro che dicono: «In verità siamo nazareni», perché tra loro ci sono uomini dediti allo studio e monaci che non hanno alcuna superbia» ha detto citando il Corano il moderatore Elio Comarin concludendo che odiernamente manca la “ikhlasan-njah”, ossia la sincerità delle intenzioni che soltanto Dio può giudicare. È intervenuta, in chiusura, anche la dottoressa Irene Aminah Ricotta esperta a spiegare il valore della donna nell'islam nella storia.

Gian Nicola Pittalis

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