Jesolo, il sindaco apre alla sostituzione dei pini: «Via almeno da alcuni tratti»
Crolli, manutenzione, rischi e proteste tra le motivazioni che hanno portato alla decisione. Sul litorale ne sono cresciuti circa tremila in un secolo

Sul litorale ne sono cresciuti circa tremila in un secolo. Sono i pini domestici allignati a Jesolo e simbolo iconico della città. Ma oggi non sono più un tabù.
Dopo i crolli e i ripetuti tentativi di manutenzione, che costano oltre 600 mila euro l’anno, gli aghi caduti, le pigne le deiezioni di volatili, ora il sindaco Christofer De Zotti, a malincuore ammette: «Possiamo considerare di toglierli almeno in alcuni tratti».
Vent’anni di dibattito
La discussione prosegue da una ventina d’anni, ovvero da quando hanno iniziato a cadere, o meglio crollare, ma soprattutto a causare lamentele di ogni tipo tra le attività del turismo e anche tar gli ospiti.
Il pino domestico è originario delle coste del bacino del Mediterraneo. A Jesolo, come in gran parte dei litorali adriatici, le pinete sono state ampliate per consolidate sulle dune sabbiose e successivamente per scopi paesaggistici e di rimboschimento. Nella passeggiata del lido, da circa 60 anni, sono diventati uno dei simboli della città e hanno formato una meravigliosa galleria naturale che protegge dal sole.
Barriere verdi
«Dobbiamo considerare questo particolare, rimodula il sindaco De Zotti, «ovvero che ci proteggono dal caldo torrido sempre più diffuso in estate. Si pone il problema delle isole di calore, che senza i pini sarebbero ovunque. Bisogna valutare tutti questi aspetti e trovare eventuali essenze diverse, sempre che esistano e possano essere piantate qui. In ogni caso, visti i costi e le lamentele, ma anche i rischi, possiamo considerare di toglierli già in alcuni tratti che saranno concordati».
Finora, quelli pericolanti, sono stati tagliati da Jesolo Patrimonio e sostituiti con esemplari giovani e per ora flessibili. Ma i pini che hanno almeno una sessantina d’anni sono tutti a rischio con forti piogge e venti. Le alternative non mancano secondo il dottore forestale Paolo Perlasca.
«Premetto che il pino domestico è una pianta perfetta per il litorale», dice, «ma deve avere un ambiente giusto per la sue caratteristiche, lo spazio necessario, la specifica manutenzione. In alternativa ci sono il pioppo bianco, ma anche la tamerice oppure l’olivo di Boemia che potrebbero tutte adattarsi a una località come Jesolo. Più difficile la Palma, diffusa in Liguaria, o il Tiglio che potrebbe risentire della salsedine».
La difesa
Alberi in Comune è l’associazione intervenuta più volte sul tema dei pini e in generale del taglio di alberi sacrificati al dio cemento.
«Non c’è dubbio che il Comune di Jesolo non possiede le competenze per affrontare adeguatamente il tema in oggetto», dice Gabriele Zenezini, uno dei portavoce, «come la maggior parte dei Comuni. Vanno coinvolti professionisti qualificati e con esperienza. È opportuno ascoltare i cittadini nei programmi elettorali delle amministrazioni. Il Piano del verde, legge del 2013, è un importante strumento integrativo della pianificazione del territorio da produrre quanto prima. È necessario avere una visione generale. L’ultimo episodio è emblematico in Pineta, dove è stata tagliata una decina abbondante di pini senza alcun motivo. Non si può cambiare il paesaggio di Jesolo dall’oggi al domani e dobbiamo comunque cercare di salvare l’ambiente e la sua conformazione anche dal punto di vista del valore storico».
La passeggiata del lido è sollevata in diversi punti dalle radici dei pini. Attorno al tronco le mattonelle sono saltate e tanta gente inciampa. «I problemi sono tanti», conclude il presidente di Confapi turismo, Roberto Dal Cin, uno dei primi a mettere in discussione i pini, «basti vedere gli aghi che intasano i tombini e coprono le strade, le pigne che cadono. Non siamo agronomi, ma una sostituzione delle essenze oggi è un dovere per la sicurezza».
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