Hotel Des Bains, c’è il nodo sicurezza: tempi più lunghi per il restauro
Entro l’anno dovrà essere consolidata la struttura per il via libera all’intervento. La riapertura è prevista nel 2030, iter in corso per la scelta dell’operatore

Lo storico hotel Des Bains non se la passa un granché. Per usare un eufemismo. Quasi diciassette anni di chiusura hanno infatti lasciato il segno sulla struttura, oggi decrepita tra infiltrazioni e umidità. Basti pensare al parziale crollo che l’edificio aveva subito nel 2020 in una parte del tetto. A giugno scorso era arrivata l’ufficialità dell’accordo per la creazione di un fondo da 200 milioni di euro destinati al suo restauro.
Oggi, nove mesi più tardi, il silenzio torna ad essersi impadronito del gioiello liberty del Lido, saltuariamente utilizzato solo nel suo piano terra per eventi privati durante la Mostra del Cinema.
In realtà, le riunioni tra i tecnici che si occuperanno del suo recupero sono settimanali. Ed entro la fine del 2026 inizierà, finalmente, la messa in sicurezza dell’edificio tramite dei consolidamenti delle pareti e del tetto. L’elemento critico dell’intervento deriva dal fatto che quando fu chiuso nel 2010 da Est Capital, furono fatti lavori di smantellamento e demolizioni. Ma poi l’edificio fu lasciato esposto agli agenti atmosferici, e ciò ha ammalorato la struttura.
Un’operazione complessa, che richiederà qualche mese, ma necessaria per far partire il vero e proprio intervento di restauro, della durata di almeno due anni (la stima è ottimistica). Insomma, ci vorrà ancora tempo - e parecchio - per vedere risorgere uno degli hotel più iconici al mondo.
Era stato del resto lo stesso Manfredi Catella, fondatore e ad di Coima, a parlare nel giugno scorso della necessità di almeno cinque anni per la riapertura al pubblico del Des Bains: 2030, quindi. L’idea, tutt’ora in voga, è quella di realizzare un resort di lusso.
E di farlo grazie ai soldi degli Emirati Arabi. Il nuovo fondo da 200 milioni è infatti partecipato, in parti uguali, da Coima Esg City Impact Fund e da Eagle Hills, società di investimento immobiliare con sede ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi (oggi al centro delle tensioni internazionali per il conflitto in corso in Iran), guidata da Mohamed Alabbar.
Eagle Hills possiede e gestisce più di 35 hotel di lusso e si colloca tra le principali società di sviluppo a uso misto al mondo, con una presenza in oltre dodici Paesi. Il suo portafoglio in espansione copre destinazioni di primo piano in Europa, lungo l’Adriatico, in Medio Oriente e in Africa, offrendo esperienze di ospitalità iconiche. In Europa, Eagle Hills sta sviluppando un portafoglio ospitalità di lusso, tra imprese operative e in fase di realizzazione, con una presenza strategica lungo la costa adriatica, in particolare in Croazia e Albania.
Ancora in divenire, invece, la selezione dell’operatore che avrà il compito di gestire la struttura. Da tempo si rincorrono nomi di operatori internazionali, ma il soggetto adatto non è stato ancora individuato.
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