Him.Co verso la chiusura: da novembre in 95 senza lavoro

La società di Fossò ha annunciato la volontà di fermare la produzione. Specializzata nei prodotti di lusso, opera da sessant’anni. L’obiettivo primario resta intercettare nuovi investitori capaci di subentrare. Da anni il distretto calzaturiero locale sta affrontando sfide strutturali complesse e drammatiche

 

Alessandro Abbadir
Un operaio al lavoro in un’azienda di calzature
Un operaio al lavoro in un’azienda di calzature

Una doccia fredda che rischia di trasformarsi in un vero e proprio terremoto sociale ed economico per l’intero distretto calzaturiero della Riviera del Brenta. Da fine novembre la Him.Co Spa, storica azienda di Fossò specializzata nella produzione di calzature e abbigliamento d’alta gamma e lusso, ha annunciato la volontà di chiudere definitivamente i battenti. Una decisione che lascerebbe senza prospettive 95 dipendenti che già da sei mesi stanno usufruendo della cassa integrazione e che ora vedono lo spettro del licenziamento farsi concreto.

Emergenza lavoro

Per tentare di arginare l’emergenza e garantire una parziale copertura economica nell’immediato si può attivare la cassa integrazione guadagni per cessazione dell’attività, in parallelo al passaggio formale all’Unità di crisi della Regione Veneto. L’obiettivo primario resta intercettare nuovi investitori capaci di subentrare, reindustrializzare il sito e tutelare il futuro di quasi cento famiglie del territorio che rischiano di ritrovarsi improvvisamente prive di qualsiasi fonte di reddito.

L’azienda

L’azienda, insediata nella zona industriale di Fossò, descrive da sempre se stessa e la propria attività in termini lusinghieri: «Offriamo», si legge nel sito aziendale, «un’impareggiabile esperienza affinata nel corso di quasi 60 anni, incorporando simultaneamente le migliori strutture per la produzione diretta di abbigliamento, calzature, valigeria e pelletteria. Grazie a un team sempre più dinamico e competente, questa eccezionale caratteristica ha permesso a Him di distinguersi come miglior partner per brand affermati e, allo stesso tempo, per talenti emergenti che si specializzano nell’ambito dell’abbigliamento e delle calzature femminili. Him sovrintende molteplici aspetti del business, dal design alla produzione, gestendo tutte le operazioni da Fossò».

E ancora, l’azienda ribadisce: «Al centro di ogni prodotto e progetto ideato e realizzato da Him c’è l’impegno tipicamente italiano per qualità e creatività senza pari, in linea con le esigenze del mercato internazionale che sono in continua evoluzione».

Vedere scomparire un’eccellenza simbolo del Made in Italy rappresenta un colpo durissimo per il tessuto produttivo della Riviera.

Allarme contoterzisti

Da anni, tuttavia, il distretto calzaturiero locale sta affrontando sfide strutturali complesse e drammatiche: la dimensione ridotta delle imprese e il legame a doppio filo con i grandissimi marchi del lusso hanno generato una dipendenza anche tossica. A farne le spese nei momenti di flessione del mercato sono proprio le aziende contoterziste, penalizzate dalla tendenza dei grandi brand ad internalizzare le lavorazioni.

Fino a pochi anni fa la Him.Co Spa arrivava a contare oltre 200 dipendenti, ma di crisi in crisi l’organico si è progressivamente assottigliato. A pesare in maniera determinante in quest’ultimo periodo sono state le tensioni geopolitiche internazionali: le guerre, a partire dal conflitto in Ucraina, hanno portato alla chiusura dei mercati russo e cinese, mentre le escalation in Medio Oriente scatenate da Usa e Israele hanno fatto schizzare il prezzo del petrolio chiudendo importanti sbocchi commerciali.

Interpellata direttamente sulla vicenda, per il momento l’azienda ha deciso di non rilasciare dichiarazioni ufficiali.

Altre chiusure in arrivo

Le nubi sul futuro non si addensano però soltanto sopra lo stabilimento di Fossò. Oltre alla Him.Co Spa, ci sono infatti altre due aziende calzaturiere in Riviera, di dimensioni più contenute, con una cinquantina di dipendenti complessivi, che nei prossimi mesi rischiano concrete chiusure, a conferma di un comparto che naviga ormai in cattive acque.

La solidarietà

«Seguiamo con grande attenzione e preoccupazione la situazione della Him Co, che coinvolge 95 lavoratori attualmente in cassa integrazione e, con loro, altrettante famiglie che stanno vivendo un momento di forte incertezza», dice il sindaco di Fossò, Alberto Baratto, «Come amministrazione comunale esprimiamo la nostra vicinanza ai dipendenti e riteniamo fondamentale che, in questa fase delicata, venga mantenuto aperto ogni possibile spazio di confronto per tutelare l’occupazione e individuare prospettive concrete per il futuro dell’azienda. Siamo a disposizione per un tavolo di confronto che coinvolga le categorie sindacali, associazioni di categoria e i Sindaci del territorio. Da parte nostra c’è piena disponibilità a partecipare e a fare la nostra parte, nella convinzione che di fronte a situazioni che riguardano il lavoro e il futuro di tante famiglie sia necessario unire le forze».

Il consigliere regionale del Pd, Jonathan Montanariello: «Non possiamo continuare a perdere pezzi produttivi del nostro territorio. La vicenda di Fossò preoccupa per l’occupazione e per il reddito delle famiglie, che va tutelato sempre. Serve subito un tavolo di crisi e prepareremo una richiesta alla Regione per capire quali strumenti mettere in campo». ​​​​

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