«Gli ho praticato il massaggio in contatto diretto con il Suem»

A.ab.

MIRA

«Ho provato fino all’ultimo a tenere in vita il giovane con il massaggio cardiaco, liberandogli prima le vie aeree. Purtroppo il suo respiro si faceva via via sempre più tenue e poco dopo che sono arrivati i soccorsi medici non ce l’ha più fatta». A raccontarlo è Carmine Napolitano, agente della polizia penitenziaria che abita poco distante dal luogo dell’incidente in cui ha perso la vita Marco Scroccaro. «Verso le 18.30», racconta, «mi trovavo a casa quando ho sentito un forte botto. Abito in linea d’aria a 30 metri dal luogo del sinistro. Ho pensato fosse scoppiato un pneumatico e mi sono avvicinato al luogo dell’incidente. Quando sono arrivato, ho sentito uno degli occupanti dell’auto chiamare aiuto. “Chiamate un’ambulanza”, gridava. Ho visto l’auto fortemente danneggiata in mezzo alla strada e, dal punto dell’impatto, un giovane che era stato scaraventato almeno 25 metri più in là».

«Mi sono avvicinato», prosegue Napolitano, «e ho visto che il ragazzo aveva il volto in parte coperto di terra. Si capiva che era in gravissime condizioni. Ho subito liberato le vie aree e poi ho cominciato il massaggio cardiaco. I respiri erano flebili e distanziati. Sono rimasto costantemente in contatto con i soccorritori che stavano arrivando dall’ospedale. Li aggiornavo di minuto in minuto. Ho capito però che il ragazzo aveva subìto ferite troppo gravi».

Nel giro di pochi minuti l’ambulanza è arrivata dall’ospedale di Dolo. «Il giovane respirava ancora, anche se poco, quando sono giunti i soccorritori. Dopo pochissimo tempo, tuttavia, purtroppo non c’è astato più nulla da fare. Al personale del Suem 118 non è rimasto altro che constatare il decesso». —

A.Ab.

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