Niente lavori sul cavalcavia di Marghera, niente fondi da Roma: 46 richieste e nessun finanziamento

Nessuno dei 46 progetti presentati da Comuni e Città Metropolitana di Venezia è stato finanziato. A maggio erano già state escluse altre 64 richieste per 70 milioni di euro

Giovanni Monforte
Passaggio sotto il cavalcavia in via della Pila
Passaggio sotto il cavalcavia in via della Pila

Quarantasei richieste di finanziamento presentate dai Comuni e dalla Città Metropolitana, e nessuna è stata accolta. Ma a maggio era successo lo stesso con 64 richieste di contributo per interventi di messa in sicurezza, ristrutturazioni, adeguamenti sismici richiesti dai Comuni del Veneziano.

Ancora una volta i bandi ministeriali hanno lasciato il Veneziano a secco, questa volta nella ripartizione dei fondi per la progettazione di interventi di messa in sicurezza di aree a rischio idrogeologico e strade, oltre a interventi di efficientamento energetico e adeguamento sismico di scuole ed edifici pubblici.

Stesso copione già visto in primavera, con i finanziamenti per i cantieri: 1,38 miliardi da distribuire in Italia, e neppure un euro finito in provincia.

Il caso Marghera

Tra l’uno e l’altro bando, centodieci progetti rimasti senza fondi, opere come l’intervento atteso sulla rampa del cavalcavia di Marghera per il quale il Comune di Venezia ha pronti quattrocentomila euro, ma cerca altri cinque milioni o l’articolato piano di messa in sicurezza idraulica dei centri del Veneto Orientale e, nell’ultimo bando, la messa in sicurezza di decine di scuole.

Il caso della richiesta del Comune di Venezia di risanare il cavalcavia che scende a Marghera passando sopra il locale “Al Vapore” e via Rizzardi merita un approfondimento. È una vecchia infrastruttura, da tempo bisognosa di cure. Diventate imperative dopo la tragedia del bus. Dagli uffici di Ca’ Farsetti, i tecnici allargano le braccia come a dire: «Ci abbiamo provato». Subito, si sono messi a caccia di altri finanziamenti.

Il bando progettazione

Le candidature alla ripartizione dei 98 milioni riguardavano richieste di contributi per la progettazione di opere chiave come la riduzione del rischio idraulico in varie zone di Mira, l’adeguamento anti sismico di scuole superiori a Mestre, San Donà e Dolo e del commissariato di Portogruaro, interventi sulla viabilità a Spinea, Jesolo e San Donà.

La protesta dei sindaci è bipartisan. La richiesta, in accordo con il presidente di Anci Veneto Mario Conte, è di rivedere i criteri di assegnazione che, sulla base di un decreto di dieci anni fa, destinano il 40% delle risorse ai Comuni del Sud per ridurre il divario territoriale. Sul riparto delle rimanenti somme, pesano criteri come l’Indice di vulnerabilità sociale e l’incidenza del risultato di amministrazione, che finiscono per danneggiare gli enti più virtuosi.

I numeri sono impietosi. Con l’ultimo bando per i fondi per la progettazione, nel complesso sono stati erogati ai Comuni italiani quasi 98 milioni di euro. Ma solo le briciole, pari a 4,5 milioni, sono andate al Veneto, che ha visto finanziati undici enti, nessuno veneziano.

Eppure i nostri Comuni si erano dati da fare. Sono state presentate 46 domande di finanziamento, inoltrate da 19 Comuni a cui va aggiunta la Città Metropolitana, che aveva candidato tre interventi specifici: progettazione anti sismica nelle scuole superiori, per le barriere di sicurezza sui ponti delle provinciali e per la sicurezza idraulica dei sottopassi. Anche diversi Comuni avevano presentato più richieste. Tutte non accolte.

Fondi per i cantieri

Trattandosi di fondi per le progettazioni, per questo bando le richieste medie di finanziamento oscillavano tra i 50 e i 100 mila euro. Ma in primavera erano già usciti gli esiti di un bando ben più corposo, per il riparto delle Opere medie.

Per quel bando erano stati presentati nel Veneziano ben 64 progetti con richieste complessive di finanziamento per circa 70 milioni di euro. A presentare le domande erano stati 37 dei 44 Comuni della Città Metropolitana. Ma nessuno ha visto un euro.

I sindaci

Per i sindaci è indispensabile una revisione dei criteri, che garantisca un’effettiva ripartizione congrua dei fondi. Ne è convinta la vice sindaca metropolitana Silvia Susanna, che guida il Comune di Musile, uno degli enti non finanziati. «Non è una questione di Nord o Sud. Si tratta di distribuire le risorse equamente, soprattutto verso territori come i nostri, virtuosi e che amministrano bene», commenta Susanna, «Non abbiamo Comuni in dissesto.

Ma, essendo bravi, non è che non abbiamo bisogno di soldi. Senza finanziamenti, non abbiamo margine per gli interventi strutturali: le opere che ci richiedono i cittadini. Siamo ridotti a fare solo l’ordinario, a pagare gli stipendi dei dipendenti e a garantire i servizi essenziali».

Meolo aveva candidato tre interventi sulle scuole, tra cui la progettazione della nuova primaria. «Tra i sindaci c’è stato un confronto su questo tema e siamo tutti in linea con quanto sostiene Anci Veneto sulla revisione dei criteri. Il problema è anche il perdurare di questi criteri, che esistono ormai da diversi anni», aggiunge Daniele Pavan, sindaco di Meolo, «Come Amministrazione comunale queste richieste di finanziamento le stiamo presentando da cinque anni, in più modalità. Ma costantemente non veniamo riconosciuti assegnatari. Questo ci limita oltre modo, perché per una nuova scuola abbiamo spese di progettazione di oltre 200 mila euro, ancor prima di iniziare i lavori. I finanziamenti per noi sono vitali per poter avviare le opere».

Il Comune di Mira aveva puntato sulla progettazione di interventi per la mitigazione del rischio idraulico. «Il nostro territorio ha bisogno di interventi per il rischio idraulico», conclude il sindaco mirese Marco Dori, «Questa mancata erogazione dei fondi è l’ennesima mazzata, dopo che già l’anno scorso Roma negò lo stato di emergenza a Mira e agli altri Comuni colpiti. È una ferita che si riapre, ma è ormai da anni che Anci e i sindaci del Veneto chiedono al governo di modificare questi parametri. Non per togliere qualcosa a qualcuno, ma solo per riequilibrare. Così com’è il parametro non funziona, perché non ci dà neanche la speranza di poter vincere questi bandi. Partecipiamo perché è doveroso, ma sappiamo che è un miracolo portare a casa qualcosa».

 

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