Feriscono un connazionale, tre operai di Fincantieri condannati a 5 anni

Condannati in tribunale a Venezia tre bengalesi, tutti lavoratori di Fincantieri residenti in città. Avevano rapinato a un connazionale il cellulare sostenendo che nella memoria ci fossero foto di donne che non era opportuno tenesse salvate

Marta Artico
Condannati tre operai di Fincantieri
Condannati tre operai di Fincantieri

Foto di donne nello smarthpone, salgono in tram e rapinano del cellulare un connazionale, ferendolo alla testa con la catena di una bicicletta e provocandogli un taglio che ha necessitato di quindici punti di sutura.

Condannati (ciascuno a oltre 5 anni di reclusione) mercoledì in tribunale a Venezia (pm Laura Cameli), tre bengalesi: un 28enne, un 33enne e un 45enne, tutti lavoratori di Fincantieri residenti in città. Rapina con l’aggravante dell’uso di un’arma, il fatto che erano in gruppo e dunque la loro, è stata quasi una spedizione punitiva.

Riavvolgendo il nastro, i fatti risalgono a cinque anni fa, quando due dei condannati non avevano neanche 30 anni, mentre il bengalese più violento, quello che ha tagliato la testa al malcapitato per portargli via il cellulare, oggi ha 45 anni, all’epoca ne aveva 40. Un terzo, invece, non è mai stato identificato.

Agguato e rapina

I tre sono montati in tram a Mestre, armati di una catena. Uno di loro lo ha colpito violentemente, fino a che il bengalese, classe 1994, anche lui aveva meno di trent’anni all’epoca dei fatti, non ha mollato il cellulare che stringeva.

Lo hanno lasciato ferito sul tram, e se ne sono andati. Il malcapitato ha sporto denuncia, riuscendo a far identificare tutti gli altri tanne uno.

Scatti con donne

Durante le varie deposizioni e le fasi del processo, sulla scorta della ricostruzione dei fatti, è emerso che il cellulare al bengalese era stato rubato per una questione “morale” ossia perchè all'interno dello smartphone, erano conservate delle immagini di donne che si erano lasciate scattare foto innocenti con la vittima.

Scatti normalissimi per la nostra cultura, non ben visti dalla comunità. Alcune di queste ragazze, sarebbero anche state usate dai condannati e dalle loro famiglie per tentare di convincere il bengalese a ritirare la denuncia.

Cosa che, però, non è avvenuta. Il 40enne che lo ha ferito alla testa con la catena, aveva sulle spalle un processo per maltrattamenti alla moglie, dal quale è uscito con un patteggiamento.

Una partita di donne

Rapina e lesioni. Ma sotto, il conto in sospeso con una donna. Il quarantenne che ha ferito la vittima, sosteneva che quest’ultimo avesse una relazione con la moglie– la stessa che lo aveva denunciato per maltrattamenti – tanto che le immagini sul cellulare sarebbero servite anche a dimostrarlo (e screditarlo di fronte alla comunità). Il bengalese offeso, ha sempre sostenuto, di contro, che erano solo amici.

Salvo poi, secondo il legale difensore, mettersi assieme alla donna convolando addirittura a nuove nozze. Cinque anni e sei mesi al quarantenne che ha usato la catena, cinque anni e due mesi agli altri. Oltre alla pena pecuniaria. La vittima non si è costituita e si è trasferita in Francia.

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