Troppi negozi chiusi: a Favaro, Tessera e Dese i residenti stanchi chiedono nuove risposte

Il racconto di chi vive nei quartieri est della città. La sanità e i servizi sono al centro delle richieste. Berto: «Oggi c’è la necessità di ripensare Tessera»

 

Marta Artico
Un' immagine della chiesa di Dese
Un' immagine della chiesa di Dese

 

La Municipalità di Favaro, il cosiddetto ex quartiere 8, è la meno popolosa e densamente abitata della terraferma, ma la più estesa e soprattutto la parte più strategica del territorio veneziano, dove si giocano le partite del futuro: vedi alla voce bosco dello sport, stadio, bretella ferroviaria, ma anche ampliamento dello scalo aeroportuale, che fatta salva la crisi del Golfo, è destinato ad aumentare voli e passeggeri.

Favaro senza piscina

Il territorio della Municipalità è da anniorfano del famoso impianto natatorio di Favaro, la piscina Marco Polo, dove per anni intere generazioni di bambini hanno mosso le prime bracciate in acqua, diventando anche grandi campioni. Con il passare degli anni l’ex edificio che ospitava una delle più floride società di nuoto, è andato lentamente decadendo, per anni è rimasto abbandonato al degrado più assoluto, fino a che nel 2018 grazie ai fondi del PonMetro, la prima picconata che ne ha segnato la demolizione.

Da allora, i cittadini sono rimasti senza una piscina, che catalizzava fruitori da tutta l’area che si estende da Favaro a Tessera passando per Campalto e arrivando anche al confinante comune di Marcon. Oggi la necessità di un impianto natatorio, è in cima alla lista dei desideri degli abitanti, che lo vanno chiedendo da troppo tempo.

La nuova Casa di Comunità

La sanità è un altro grande ambito sul quale si focalizzano i bisogni degli abitanti, e anche le lamentele. In questo caso, è una potenzialità per tutto il territorio. La trasformazione del Distretto Sanitario di via Triestina in Casa di Comunità è una delle partite che in questi ultimi mesi sta tenendo alta l’attenzione tra la popolazione soprattutto per quanto riguarda il significato di questo cambiamento sulla scorta dei problemi che investono i medici di medicina generale. Alcune aree come quella di Villaggio Laguna, ad esempio, non hanno neppure la possibilità di avere un medico in quartiere.

 

Ecco perché in tanti chiedono di sapere se siano previste nuove funzioni. Nei giorni scorsi, il nuovo presidio, già attivo, è stato presentato alla popolazione, durante un incontro affollato nel quale sono stati snocciolati anche numeri. Il bacino di riferimento è pari a 28.170 residenti, vale a dire il 13,9 per cento degli utenti del distretto 2 dell’Azienda Usl 3 Serenissima, una marcata presenza di famiglie mono componente e una maggiore presenza di over 85 rispetto alle media territoriale, una popolazione straniera di 3.571 persone, pari al 12,68 per cento della popolazione.

«Abbiamo la fortuna di avere già la struttura» spiega Elettra Vivian, portavoce degli abitanti «adesso l’impegno è collaborare con la dirigenza per fare in modo che ci siano davvero servizi a misura di cittadino, in grado di aiutare la popolazione anziana, e su questo c’è grande disponibilità della direttrice, per collaborare con associazioni e comitati a definire i singoli ambiti. L’obiettivo è far si che possa far fronte alle problematiche e alle richieste dei codici bianchi che affollano il pronto soccorso».

Prosegue: «Alcuni servizi ci sono, altri devono essere definiti e vanno fatti conoscere. Penso all’infermiere di famiglia, se devo fare richiesta tramite medico di base è farraginoso, se posso andare alla Casa di comunità o chiamare direttamente, è più snella la soluzione, ma va definita mediante le collaborazioni». La domanda dei comitati è: «La Casa di Comunità diverrà un utile strumento al fine di una riduzione delle liste di attesa per visite ed esami e si provvederà all’ampliamento del suo parcheggio?»

«Cittadini consapevoli»

Negli ultimi mesi, si è formato un nuovo gruppo di residenti, il cosiddetto Comitato Cittadini Consapevoli, il quale ha messo nero su bianco tutte le problematiche cui dare risposta, stilando una lista dei desiderata e delle richieste rivolte alla nuova amministrazione e gli ambiti sui quali è necessario lavorare. Tra queste, c’è il potenziamento del Servizio anagrafe nella sede della Municipalità, ossia nel municipio di piazza Pastrello.

La necessità di affrontare con interventi efficaci la domanda di maggior tutela manifestata soprattutto da pedoni e ciclisti a causa del pericolo rappresentato dall’eccessiva velocità e dalla sosta impropria di auto lungo le principali arterie delle frazioni: via Altinia e via Orlanda in testa. Il gruppo chiede di intervenire sull’ex scuola Marone a Ca’ Solaro, per realizzare opere ad uso della comunità e affrontare con soluzioni adeguate le questioni legate al potenziamento dei parcheggi, alla viabilità minore, all’arredo urbano, alla manutenzione delle strade e dei marciapiedi in tutte le zone dell’organo decentrato.

C’è poi la partita della riprogettazione e cucitura di parti di territorio che devono essere ripensate. Spiega il Comitato: «A titolo di esempio si potrebbe studiare a come riorganizzare l’area della frazione di Favaro compresa tra la via Gobbi e il centro commerciale “La piazza” vista la presenza della via Vallenari».

La Tessera del futuro

Ma a catalizzare l’attenzione è un’altra questione scottante, sulla quale sono puntati i riflettori, ossia quale sviluppo dare alla frazione di Tessera, nata e cresciuta, come l’appendice di Ca’ Noghera, all’ombra dello scalo aeroportuale.

«Considerata la presenza del bosco dello sport e – forse – della realizzazione del bypass» spiega Ivano Berto, primo presidente della Municipalità e ora tra i fondatore del Comitato Cittadini consapevoli «Tessera sta subendo, e sarà di certo investita, da un continuo cambiamento. Queste grandi infrastrutture – aeroporto bosco dello sport bretella ferroviaria - chiedono di ripensare la Tessera di domani al di là di un luogo dove spuntano park e affittanze turistiche. Tante abitazioni rimaste vuote dopo la morte dei genitori, vengono vendute o trasformate dai figli in locazioni turistiche, in questo modo il paese rischia di impoverirsi e non riuscire a sostenere le poche attività commerciali presenti, se viene a mancare la massa critica».

Precisa: «Ecco che per evitare che il paese diventi un dormitorio o una grande affittanza, bisogna cogliere l'occasione di ripensare davvero la Tessera del domani. Mettiamo ad esempio che si realizzi il By pass, cosa ne sarà di tutti i terreni tra l’infrastruttura e via Orlanda-Triestina? Che destinazione e che vocazione avranno?».

Dese paese fantasma

Nel 2022 ha chiuso anche la tabaccheria, che già non vendeva più i biglietti degli autobus da un pezzo. La banca si è trasferita, non c’è un Atm. La pizzeria si è spostata a Favaro, il negozio di vestiti per bambini ha abbassato le saracinesche. Attività come la macelleria, il fruttivendolo, un supermercato, non ci sono più. Di alcune “botteghe” dei tempi d’oro, rimangono solo le vecchie insegne, pezzi vintage testimoni delle antiche famiglie che gestivano i negozi. Il medico di base, ha un appartamento a disposizione grazie all’interessamento del comune, dove visita i pazienti. C’è solo un bar chiuso la domenica, la farmacia e il panificio.

«Gli autobus passano ogni mezzora» spiega Cristina De Rivo «la domenica ce n’è uno all’ora. Per chi è anziano e senza auto, non c’è nulla, nessun servizio. Non c’è un luogo dove sedersi, scambiare due chiacchiere e nemmeno dove acquistare un pacchetto di sigarette o una rivista». «Dese non ha più servizi», ripete da anni la donna, che assieme a Marina Cosma si è battuta a lungo per chiedere una mano. «Chi non ha l’automobile, è praticamente isolato dal resto del mondo». In paese è rimasto il panificio Mazzon, il mitico “Toni del latte”, e poco altro. Gli abitanti lanciano un appello al futuro sindaco: «Fate qualcosa per noi».

Un Bosco senza servizi

Il territorio di Favaro, ha anche la parte più grande del Bosco di Mestre. «Il polmone verde cresce, ma senza servizi igienici. Non c’è un bagno per destinato alle persone che arrivano e si intrattengono nel Bosco, il Forte fa capo al Cral della Regione, prioritario recuperare il fabbricato adiacente, realizzare un vero Centro informazioni, un info point per le scuole e i turisti, stabilire gli accessi e renderli visibili».

 

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