Espulso il giovane kosovaro che preparava un attentato

Scarcerato dopo aver scontato meno di tre anni di reclusione, è stato prelevato dalla Digos e accompagnato all’aeroporto diretto al suo paese d’origine

venezia. Espulso e rimpatriato il più giovane dei kosovari che stavano preparando un attentato a Rialto mella primavera del 2017. Ieri mattina il giovane è stato scarcerato dopo aver terminato di scontare 2 anni e mezzo di pena. Ad attendere Arjan Morina, 19 anni, c’erano gli agenti delle Digos di Venezia e Treviso che hanno eseguito l’espulsione coatta emessa dal Ministro dell’Interno.

Il giovane kosovaro faceva parte della “cellula” jihadista che aveva collocato la sua base in un appartamento nel cuore del centro storico lagunare e sgominata nel marzo 2017 grazie all’indagine coordinata dalla Procura di Venezia, Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, iniziata nel settembre del 2015 dalla Digos di Venezia e dai carabinieri.

I componenti del gruppo erano stati tutti sottoposti a custodia cautelare in carcere e poi condannati in via definitiva. Tra loro anche Arjan Morina, all’epoca dei fatti minorenne, ed i maggiorenni Fisnik Bekaj, Dake Haziraj e Arjan Babaj. Al momento degli arresti la cellula veneziana aveva raggiunto una capacità organizzativa tale da costituire un concreto pericolo per la collettività, essendo pronta anche a sostenere il progetto jihadista compiendo uno o più attentati nel centro storico lagunare.

Dall’ indagine sono emersi numerosi elementi che hanno confermato la costituzione di un nucleo organizzato in modo piramidale, con al vertice Babaj, con il ruolo di principale reclutatore dei combattenti mediante una continua attività di proselitismo, mentre gli altri componenti, tra cui principalmente Norina, venivano chiamati ad assumere un ruolo operativo e dimostrativo dell'attività che avrebbero svolto una volta entrati a far parte dell'Isis, nonché di addestramento al combattimento e di rafforzamento degli intenti jihadisti di natura terroristica negli arruolati. All’epoca infatti, il ragazzo dicendosi soddisfatto di alcuni attacchi effettuati dall'Isis in Turchia, affermò che fosse giunto il turno dell'Italia e richiamava perciò l’attenzione degli altri sull'opportunità di organizzare un attentato dinamitardo nella città di Venezia, obiettivo che, data l'elevata presenza di monafik (ossia, ipocriti), avrebbe fatto guadagnare loro direttamente il paradiso. Morina, come gli altri imputati, sosteneva in prima persona tesi radicali. È stato accompagnato, in aereo, dalla polizia in Kosovo. —

Carlo Mion

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