Dopo il Mose, Consorzio a rischio scioglimento

Un fantasma si aggira per il Mose. L’annullamento della concessione, e lo scioglimento del Consorzio Venezia Nuova. Con l’affidamento della gestione e della manutenzione della grande opera a una nuova Agenzia. Uno schema che non dispiace alle imprese e alla politica. E che prevede anche l’annullamento dei contratti con gli amministratori straordinari nominati dall’Anac.
Ipotesi non ufficializzata, di cui però si discute. I favorevoli osservano che terminata la grande opera la concessione unica non ha più alcun senso. I contrari, che le procedure di legge per lo scioglimento del Consorzio e i contenziosi legali porterebbero via qualche anno, allungando ancora il termine per la consegna dell’opera finita, fissato ora per il 31 dicembre 2021.
Un traguardo non proprio a portata di mano. Perché molte sono le criticità portate alla luce dalla gestione commissariale del Consorzio e in corso di riparazione. Alcune non sono state del tutto risolte, anche se affrontate. Come la manutenzione delle paratoie. In particolare quelle della barriera di Treporti, sommerse dalla sabbia sul lato Punta Sabbioni. In parte non rientrate nei loro alloggiamenti sul fondale dopo i sollevamenti di prova di tre anni fa. Operai di Comar al lavoro anche ieri, per la 25esima prova di sollevamento, che ha dato esito positivo. Ma ci sono anche gli acciai, le ossidazioni, le parti del sistema che hanno dato problemi. Tematiche di cui la nuova commissari Sblocca cantieri, l’architetto Elisabetta Spitz, ha discusso nel corso della riunione del Comitato tecnico di Magistratura, a palazzo Dieci Savi.
Il suo decreto di nomina (Dpcm) è stato firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 27 novembre. La Corte dei Conti ha dato l’ok il 6 dicembre, e adesso il decreto è stato notificato. Potrà contare su un budget di un milione di euro l’anno – che va ad aggiungersi ai costi del Mose – avrà sede di lavoro a Roma, negli uffici del Consorzio, con cinque persone di staff provenienti dal Demanio, dove prima lavorava e da una società privata.
Il suo compito, c’è scritto nel decreto, quello di «rimodulare il cronoprogramma degli interventi, con lo scopo di accelerare la conclusione dell’opera. Dovrà anche predisporre il «Piano di avviamento», completare gli impianti e i compressori, formare le squadre di tecnici per azionare le paratoie. E risolvere le tante criticità lasciate sul terreno. A cominciare dai tubi e dalle cerniere. ma anche dalla conca di navigazione di Malamocco. Grande opera bis costata quasi 400 milioni di euro. Ma danneggiata alla prima mareggiata e ancora oggi inservibile. Troppo piccola per contenere le grandi navi. Avrà bisogno di almeno 40 milioni per essere riparata, a cominciare dalla porta danneggiata. Altri 34 milioni di euro sono stati stanziati per la corrosione delle cerniere, 11 per la manutenzione dalla sabbia a Treporti.
Un’opera infinita. E una manutenzione anch’essa senza fine. Che costerà almeno 100 milioni di euro l’anno. —
A.V.
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