De Rosa ricorda il duce sui social, ma diserta il confronto pubblico in piazza
Dopo il post sui social il consigliere di San Donà aveva lanciato una sorta di sfida-confronto pubblico in piazza Indipendenza domenica 2 agosto alle 11, ma non si è presentato. Il commento: «Preferisco non alimentare ulteriori tensioni»

Gli è stato concesso il quarto d’ora accademico, ma alla fine non si è presentato il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Gabriele De Rosa, autore di un discusso post sul suo profilo Facebook in cui ricordava la nascita di Benito Mussolini, il 29 luglio 1883.
Dopo il dibattito infuocato nei social aveva lanciato una sorta di sfida-confronto pubblico in piazza Indipendenza domenica 2 agosto alle 11: ma il consigliere non si è presentato. Cercato un po’ da tutti il consigliere domenica 2 agosto non si è proprio fatto trovare. Preferendo parlare solo con il capogruppo del suo partito Giuseppe Muzzupappa, che ha riferito che De Rosa ha preferito restare a casa per non «alimentare ulteriori tensioni».
Nei giorni scorsi era intervenuto anche il segretario provinciale di Fratelli d’Italia, Matteo Baldan, per chiedergli di cancellare il post, come ha fatto. Sembra che i vertici del partito veneto e non solo siano intervenuti per invitarlo a non presentarsi.
Per motivi di sicurezza erano presenti i carabinieri, mentre anche la Digos si era informata per prevenire possibili disordini. Chi si è presentato è stato puntuale è Oliviero Cassarà, esponente di Avs e presidente del “Comitato Bandiera Italiana 17 marzo”. «La memoria non è nostalgia» ha scandito, «è responsabilità. Le recenti polemiche a San Donà sul post del consigliere De Rosa impongono una riflessione: la ricerca storica non può essere confusa con la celebrazione nostalgica. Isolare la nascita di Mussolini presentandola come una “nota biografica asettica” è un’operazione di normalizzazione attraverso l’omissione. La storia è contesto e separare il dittatore dalle leggi razziali, dall’alleanza nazista e dalla fine della democrazia non è divulgazione, ma falsa oggettività. Chi siede nelle istituzioni giura sulla Costituzione nata dalla Resistenza e ha il dovere della responsabilità. Non si possono solleticare i commenti nostalgici, come gli “Onore! ” apparsi sotto la foto. Questa comunità ha pagato un prezzo altissimo per la libertà. Ridurre il fascismo a un capitolo da osservare con distacco significa insultare la memoria delle vittime della dittatura e di chi, come il meccanico sandonatese Giovanni Tronco, ha sacrificato la propria vita. Tronco, arrestato proprio a San Donà dai fascisti l’11 gennaio 1944 per aver difeso la libertà, finì fucilato a 39 anni».
Il capogruppo di FdI, Giuseppe Muzzupappa, in piazza assieme al presidente del consiglio comunale, Massimiliano Rizzello, per l’alzabandiera come ogni prima domenica del mese, ha liquidato: «La sua è stata una posizione e scelta personale, non del partito. Non vi era alcuna apologia, il fascismo è un periodo storico che si è concluso e di cui non si può non tener conto».
Ma altri cittadini, pochi per la verità, si sono presentati incuriositi. Due fratelli sandonatesi hanno commentato in modo sarcastico: «De Rosa è scappato. Esattamente come Mussolini, fuggito travestito da nazista, come Vittorio Emanuele III che fuggì da Roma l’8 settembre 1943 e come re Umberto II che lasciò l’Italia il 13 giugno 1946».
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