Il traffico di via Miranese e la stazione vuota: a Chirignago e Gazzera il nodo irrisolto della mobilità

Chirignago, la sfida Circus: «Operatori di strada necessari». Lo storico Stevanato e la Gazzera: «Vanno recuperati l’oratorio di San Francesco e la barchessa di villa Fapanni»

 

Francesco Furlan
La stazione di Gazzera
La stazione di Gazzera

Era il 1642 quando la Serenissima decise di istituire a Chirignago una fiera franca per lo sviluppo del commercio, facendone un punto di incontro e di scambi per i prodotti agricoli e gli animali. Quasi quattro secoli dopo, la storica Fiera diventata festa, resta uno degli appuntamenti centrali della comunità, la seconda domenica di settembre, capace di coinvolgere molte delle associazioni che rappresentano il tessuto sociale di questo territorio che si sviluppa lungo via Miranese. Strada di collegamento e, allo stesso tempo, cesura.

«Il centro di Chirignago è, da sempre, tagliato in due», dice Giuseppe Saccoman, che da più di trent’anni è il gran cerimoniere dell’associazione che organizza la Fiera. «Lo ricordo, perché spesso ce ne dimentichiamo e pensiamo che sia inevitabile, ma non è così. Lo dico perché credo che siano due gli aspetti dove intervenire per rendere più vivibile Chirignago. Da un lato allargare gli spazi della piazza, dove in modo disomogeneo sono stati realizzati dei parcheggi nell’area compresa tra il municipio e il cimitero. Dall’altro bisognerebbe pensare a realizzare un’alternativa rispetto alla via Miranese».

CHIRIGNAGO: Quartiere circus
CHIRIGNAGO: Quartiere circus

È un dibattito che dura da decenni. E si infiamma ad ogni ipotesi di nuova bretella. Gli spazi di manovra progettuale, in un contesto così urbanizzato, sono ristretti. Soprattutto nelle ore di punta (la mattina tra le 7.30 e le 9; nel tardo pomeriggio quando chiudono gli uffici) viaggiare tra Spinea e Mestre, o viceversa, significa procedere a passo d’uomo. Fino ad ora le uniche soluzioni individuate per snellire il traffico sono state le rotonde: dopo quella realizzata nei pressi del centro Don Orione, le prossime sono attese agli incroci con via Oriago e via Ivancich. Soluzioni tampone. Ma le uniche, al momento, possibili.

«Io stesso avevo proposto una variante al piano urbano della Mobilità per una circonvallazione a Nord del cimitero», prosegue Saccoman, «ma non se ne è mai fatto nulla. Così come non è ancora stato risolto il problema della pericolosità di via del Parroco». Spunti da approfondire per il prossimo presidente della Municipalità.

Un manager per i negozi

Una voce del quartiere è quella dei commercianti di vicinato, riuniti nell’associazione C2020, dove C sta per Chirignago. «Oltre al tema della sicurezza, che riguarda un po’ tutta la città», spiega il presidente Luca Gobbo, «è importante che ci sia un sostegno costante ai piccoli negozi di vicinato. Tenere le vetrine accese vuol dire avere un quartiere vivo».

Per questo, dice Gobbo, «bisognerebbe rilanciare il distretto del commercio focalizzandolo anche sulle aree delle Municipalità. Penso a un manager o a un punto di riferimento per ogni Municipalità, con il quale sia più facile dialogare senza rivolgersi per ogni piccola cosa all’assessore al Commercio. Che fine ha fatto il progetto dei distretti del commercio? Non chiediamo sovvenzioni, ma nuovi strumenti per sostenere le piccole attività. Sono convinto che, chiunque vincerà la sfida, capirà l’importanza di tenere questo dialogo aperto, un dialogo che noi stessi abbiamo coltivato con molte associazioni del territorio».

Il caso del Circus

Parlare di Chirignago vuol dire anche fare i conti con il Circus: il grande complesso di alloggi popolari, affacciato su via Miranese, con case occupate e difficoltà di convivenza tra comunità straniere. Uno degli episodi più gravi risale allo scorso febbraio quando un incendio doloso appiccato a un appartamento, al culmine di una faida tra famiglie rivali, aveva portato all’evacuazione di decine di inquilini: in venti erano finiti, intossicati dal fumo, all’ospedale. Ma come in tutti i territori di frontiera ci sono anche fiori che germogliano per cercare di ricostruire il tessuto sociale. È l’esempio dell’associazione

L’Arcobaleno che, una volta a settimana, vede impegnati i volontari in attività di dopo-scuola con bambini della scuola elementare, la maggior parte dei quali arriva dall’istituto comprensivo Colombo. Nicola Lombardi, ex presidente e oggi consigliere, è uno dei volontari dell’associazione che è in una rete che comprende realtà come i Celestini e l’Auser del parco Rodari.

Un impegno che prosegue da circa 15 anni. «In un’area come questa sono necessari interventi strutturali, come gli operatori di strada. Una volta c’erano e avevano un ruolo fondamentale», dice Lombardi, «perché intercettavano le situazioni di fragilità sociale e permettevano il collegamento tra associazioni, Comune, Municipalità e fragilità, nel nostro caso soprattutto minori abbandonati».

L’altra richiesta rivolta a chi governerà Comune e Municipalità riguarda «il ripristino di una struttura che metta insieme le associazioni del territorio, i comitati dei residenti, Insula, l’Ater e l’assessorato alla Casa per condividere i criteri di assegnazione. Gestire bene l’assegnazione degli alloggi vuol dire anche prevenire le possibili situazioni di conflitto. E aumentare quindi le condizioni della sicurezza». Situazioni di conflitto che aumentano quando gli alloggi vuoti e non ancora assegnati vengono occupati. Alimentando la rabbia sociale e rendendo i rapporti tra vicini più complicati.

L’identità della Gazzera

Più a Nord c’è l’area della Gazzera, diventata uno snodo fondamentale dal punto di vista della mobilità (la bretella per Zelarino, le due fermate del treno “Gazzera” e “via Olimpia” inaugurate nell’ultimo anno e mezzo) ma ancora alla ricerca della sua identità storica. Non è un caso che, in occasione degli 80 anni dalla costruzione della chiesa di Santa Maria Ausiliatrice, in queste settimane la parrocchia abbia organizzato una serie di incontri per riflettere sulla storia e lo sviluppo urbanistico di questa parte di città.

Proprio stasera, alle 20.45 in sala Frassati, si terrà l’incontro “Gazzera. Com’era, com’è” con l’architetto Oscar Girotto, già dirigente di Ca’ Farsetti. Un modo per costruire la consapevolezza dei luoghi in cui si abita, soprattutto quando si arriva da altre zone della città. Alla Gazzera Villa Pozzi è il quartiere generale del Centro Studi Storici di Mestre guidato da Roberto Stevanato. Tra gli 8 mila libri conservati nella biblioteca ce ne sono alcuni che ricostruiscono anche le vicissitudini di questo pezzo della terraferma. E di alcuni edifici che, riflette Stevanato, dovrebbero essere «valorizzati perché rappresentano l’identità della comunità».

A partire dalla barchessa di Villa Paganello Fapanni (complesso del XVIII secolo) oscurata da un edificio costruito negli anni Cinquanta (noto per ospitare, al piano terra, la pasticceria Mion) e dall’oratorio di San Francesco che, su concessione della proprietà, fu anche la prima chiesa della parrocchia. «Liberare la barchessa e realizzare quindi una piazzetta con la riapertura dell’oratorio sarebbe un sogno per la Gazzera», dice Stevanato, «ma c’è bisogno di crederci e servono le risorse per abbattere e ricollocare l’edificio».

Non solo Villa Pozzi e l’oratorio. Tra gli altri luoghi da salvare, aggiunge Stevanato, c’è la vecchia Centrale dell’acqua, via Brendole e via Istria, vincolata come Bene culturale dal 2020. In questo caso c’è un progetto del Comune: un investimento di 2 milioni di euro prevede il recupero e la trasformazione in un centro poli-funzionale. «Un recupero», dice Stevanato, «che deve assolutamente essere portato a termine».

Il vecchio sogno dell’Sfmr

Le due nuove fermate ferroviarie di Gazzera e via Olimpia sono opere nel deserto. Dopo anni di attese e ritardi sono state concluse, ma nel frattempo il progetto della metropolitana di superficie che fu di Renato Chisso era stato troppo frettolosamente messo in un cassetto.

Pochi i treni che oggi fermano (sulle linee Udine-Venezia e Trieste Venezia). I parcheggi per i pendolari sono deserti, i sottopassaggi sono diventati rifugio per i senzatetto. «Sono stati spesi un sacco di soldi, ma nessuno viene qui per prendere il treno», riflette ancora Stevanato, «potrebbero avere un senso se i treni passassero con una cadenza regolare, ma così non ha senso».

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