Cena al ristorante, ucciso dal malore
Il maggiore dei Carabinieri Luca Pettinato, 40 anni, muore davanti alla moglie

La Taverna La Fenice, dove l’altra sera è avvenuta la tragedia
Era seduto alla Taverna La Fenice. Lui, Luca Pettinato, a cena con la sua Morena. All'improvviso, senza un lamento, si è accasciato sulla moglie privo di sensi. Poi l'arrivo dei medici che per 50 minuti tentano invano di rianimarlo. È morto così, sabato alle 22, il maggiore dei carabinieri Luca Pettinato, 40 anni, comandante del Nucleo investigativo.
I primi a soccorrerlo sono stati dei medici presenti in sala. Poi i sanitari del Suem che hanno fatto di tutto per salvarlo. Per cinquanta minuti lo hanno tenuto in vita. Grazie anche alla tempra forte del maggiore. Un uomo sportivo che non beveva, non fumava, correva e giocava a calcetto regolarmente. Conduceva una vita ordinata. Alla Taverna sono arrivati anche il comandante provinciale dell'Arma Giovanni Cataldo e altri colleghi di Pettinato. Gli sono stati accantio negli ultimi lunghissimi interminabili minuti di vita di speranza accanto alla giovane moglie. Poi la resa di Luca e dei sanitari. Il referto medico senza appello, la disperazione e il dolore che strozza le parole. La notizia che corre tra chi lo conosce e i famigliari avvisati a Forlì nel cuore della notte. Quelli di Morena che arrivano da Abbiategrasso dopo qualche ora e quelli di Luca, il padre anziano ex carabiniere e la madre, che solo ieri mattina all'arrivo a Mestre, accompagnati da colleghi di Luca, hanno saputo la verità. Questa mattina l'autopsia per capire cosa lo ha ucciso, probabile una emorragia cerebrale più che un infarto. Poi nel pomeriggio alle 17 la camera ardente nella caserma Piave di via Miranese a Mestre. Già domani mattina tra le 10 e le 11 i funerali nel duomo di San Lorenzo a Mestre. I famigliari hanno deciso che la salma sarà tumulata a Forlì, dove era nato. Luca Pettinato era una persona per bene. Lo capivi quando gli stringevi la mano, perchè ti guardava dentro gli occhi e non lo faceva per atto formale. Era una stretta vera. Sapeva ascoltare gli altri e aveva rispetto di tutti. Sia nel suo ruolo di ufficiale dell'Arma che di uomo. Il valore dell'ufficiale, dell'investigatore sta nei risultati di questi anni di permanenza a Mestre. Sono tanti e importanti. Ma Luca Pettinato valeva molto come uomo proprio per la sua capacità di saper ascoltare che si trovava davanti. Chiunque esso fosse. «Perdiamo un ottimo ufficiale e un grande uomo. Per cui il dolore è ancora più forte», ricorda il colonnello Giovanni Cataldo. «L'ho visto morire. Ho visto quanto i medici si sono prodigati per salvarlo. È una grande perdita per tutti. Un uomo e un ufficiale che si è sempre prodigato e distinto per risolvere i problemi, mai per crearne. Un collaboratore che tutti i comandanti vorrebbero avere accanto», conclude il comandante provinciale dell'Arma.
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