Il caro gasolio mette in ginocchio la pesca: «Servono tutele per salvare i redditi»
Muccio, segretario Uila Pesca Veneto: «Servono garanzie per gli equipaggi, non solo per le imprese. A bordo ci sono anche lavoratori il cui reddito diminuisce insieme alle giornate di pesca e alla redditività delle uscite»

Tutele al reddito anche per gli equipaggi dei pescherecci: a chiederlo il sindacato di settore. Mentre sabato 3 ottobre, nell’incontro che si è tenuto ad Ancona, le marinerie italiane hanno confermato lo stato di agitazione, programmato per il 22 di ottobre, in attesa di un confronto con il Masaf sulla situazione attuale di crisi dovuta al caro gasolio, i sindacati del comparto ittico chiedono garanzie e quindi tutele anche per i lavoratori imbarcati.
«Accogliamo positivamente ogni intervento capace di ridurre il costo del gasolio e di consentire alle imprese della pesca di tornare in mare», afferma Carlo Muccio, segretario generale di Uila Pesca Veneto, «ma la crisi del settore non può essere affrontata guardando soltanto ai costi delle imprese, perché a bordo ci sono anche lavoratori il cui reddito diminuisce insieme alle giornate di pesca e alla redditività delle uscite. Armatori ed equipaggio stanno affrontando la stessa crisi, seppure da posizioni e con responsabilità diverse. E oggi abbiamo bisogno di risposte capaci di sostenere tutta la marineria».
In sostanza l’equazione, secondo i sindacati, è molto semplice: meno giornate di attività si traducono direttamente in una contrazione delle opportunità di lavoro e di reddito. Pur ricordando che, rispetto a un tempo, esiste comunque un salario minimo e non più un reddito calcolato solamente con il sistema delle parti. In pratica, anni addietro, se pur uscendo in mare il peschereccio non portava a casa niente, nessuno aveva diritto a ricevere dei soldi. Al contrario, il salario aumentava in base a quanto buona fosse la battuta di pesca.
«Secondo Fai, Flai e Uila Pesca», sottolinea ancora Muccio, «è necessario che il Governo intervenga rapidamente sulla Cisoa pesca, garantendo continuità di reddito ai pescatori in caso di sospensione o di riduzione dell’attività. Da troppi anni attendiamo un ammortizzatore sociale stabile e realmente utilizzabile dal settore. Quando un peschereccio rimane in porto non si ferma soltanto un’impresa, ma si ferma il lavoro di un equipaggio e dietro quell’equipaggio ci sono famiglie che devono poter contare su una tutela del reddito».
Secondo Uila Pesca Veneto, dunque, il momento di crisi può diventare una occasione per affrontare tutti insieme le fragilità del comparto. «Non vogliamo alimentare contrapposizioni tra armatori e lavoratori», tiene a precisare Muccio, «al contrario, crediamo che in un momento così difficile sia necessario tenere unita la marineria, chiedendo alle istituzioni di sostenere le imprese e di tutelare tutti i lavoratori a bordo».
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