Card clonate e casinò Vincenzo Pipino di nuovo in manette

Vincenzo Pipino, 70 anni, diversi dei quali passati in galera dopo condanne per furto ma anche per spaccio e traffico di droga, è nuovamente finito nei guai per carte di credito clonate. Un’attività che aveva messo in piedi, come testimoniano alcune indagini di carabinieri e polizia, dopo che la Squadra Mobile di Venezia, lo aveva arrestato cinque anni fa al termine dell’operazione “Vecchia Guardia”. Ieri è stato messo agli arresti domiciliari e l’ordinanza del gip di Gorizia gli è stata consegnata dagli agenti della Squadra Mobile della città giuliana. Naturalmente gli hanno pure perquisito l’abitazione dove è stato trovato altro materiale interessante per le indagini. Complessivamente sono quasi un centinaio le persone indagate a vario titolo. Gli inquirenti lo ritengono la “mente” di un gruppo che comprendeva una quindicina di altre persone, tutte con profilo criminale inferiore al suo, che si erano specializzate nello stampare carte di credito clonate, utilizzando dati rubati a turisti che frequentavano il centro storico veneziano e Gorizia. In particolare, in quest’ultima città rubava i dati ai giocatori del casinò di Nova Gorica in Slovenia, che facevano spese in zona. Quando poteva ancora muoversi, perché non soggetto a misure restrittive di alcun genere, Pipino trascorreva alcuni giorni al mese a Nova Gorica, da dove coordinava il lavoro dei suoi complici. Ieri mattina, oltre alla sua abitazione, sono state perquisite quelle di altri quattro complici residenti nel veneziano, tra cui anche quella di uno dei fratelli. Si tratta di complici che in particolare avevano il compito di rubare dati, relativi a carte di credito, all’interno i ristoranti e negozi della città. Altre perquisizioni sono avvenute in provincia di Treviso. Tutto ha inizio con la tempestiva segnalazione di un commerciante del centro di Gorizia, servita agli investigatori della polizia per risalire all’identità di due individui che avevano tentato un acquisto di notevole valore con una carta di credito falsa.
I due erano inseriti in un gruppo piuttosto numeroso - alla fine si conteranno un centinaio di persone - che, tra Italia e Slovenia, spendeva quotidianamente somme ingenti di denaro nei negozi, nei centri commerciali e ai distributori di carburante. Un volume di spesa così elevato, specie se rapportato alla scarsa disponibilità economica delle persone coinvolte, in parte disoccupati o con attività di certo non particolarmente redditizie, è stato l’elemento principale a indirizzare l’interesse investigativo nei loro confronti. Sono così emerse migliaia di transazioni effettuate con carte di credito riprodotte in varie località, acquisti di ogni tipo, dai telefoni cellulari più costosi ai pc portatili, dalle stufe ai capi di abbigliamento “griffati”, oggetti destinati poi alla ricettazione a favore di altri. Seguendo i primi due “utilizzatori”, la polizia è arrivata al gruppo, ristretto, di quindici personaggi incaricati i procurare i dati che servivano a clonare le carte di credito. Ben presto emerge chi era la mente di tutto questo. Si tratta del noto pregiudicato Vincenzo Pipino, che ancora una volta pensava di ingannare gli investigatori ma che è stato scoperto ben presto. Infatti era convinto di non farsi scoprire soggiornando a Nova Gorica, all’estero insomma, dove invece i poliziotti giuliani lo hanno pure filmato. Ieri sono state eseguite ventisette perquisizioni compiute dalle squadre mobili di Venezia, Treviso e Pordenone. Trovati diversi skimmer, utilizzati per clonare, carte di credito false, documenti e altro materiale utile alle indagini.
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